Roccia Viva

Canale Coolidge

Antefatto –

Sono ormai anni che sogno di salire la Roccia Viva. Dalla Bocchetta del Monte Nero, sopra il Carpano, la vetta appare come la più alta, slanciata e massiccia della zona. A destra della vetta l’unico punto accessibile per la salita: un tormentato e ripido canale che sfocia sul pianoro glaciale. Nel 1996 arrivo tardi sul ghiacciaio della Roccia Viva, ed il canale della via normale è già percorso da enormi macigni che cadono ripetutamente con frequenza di un minuto l’uno dall’altro. Curiosamente seguono tutti lo stesso percorso, scavando un’enorme rigola centrale dentro il canale.

Nel 2006 ritorno a inizio luglio, per trovare condizioni migliori, più neve assestata e meno macigni in caduta libera ma… orrore! Il canale è addirittura a secco, senza più neve e solo detritico, completamente instabile e franoso. La Roccia Viva è di nuovo rimandata!

La salita dell’ 8 luglio 2007 –

Nel mese di giugno 2007 c’è troppa neve fresca, invece, per salire la Roccia Viva. Occorre aspettare e, infine, decido che anche questo non è l’anno buono. A inizio luglio sono sul Castore, e la settimana successiva è già prenotata per il Bianco. In seguito sarebbe inutile ritentare: per esperienza passata so che il canale sarebbe ormai impraticabile.

Poi l’imprevisto: la prima settimana di luglio viene un metro di neve sul Bianco: il Tacul non è percorribile, anzi è sconsigliato per  caduta serracchi e valanghe. Sul Gran Paradiso invece non ha nevicato. Decido rapidamente alternative con i superstiti di viaggio, che infine è solo Graziano. Non c’è quasi bisogno di confronto: anche lui è tornato indietro un anno fa, anche lui ha pensato alla Roccia Viva.

Il 7 luglio 2007 è una giornata spettacolare, che rende onore alle bellezze del Parco. Dalla Diga del Telessio il panorama è già incredibile sull’anfiteatro montuoso che va dal Becco Meridionale della Tribolazione alla Torre del Gran San Pietro, impressionante anche la parete rocciosa del Becco di Valsoera, teatro nel dopoguerra della bella impresa di Andrea Mellano e Romano Perego.

Arriviamo all’affollato Rifugio Pontese, una breve sosta e proseguiamo nella Muanda, un bel pascolo pianeggiante e ricco d’acque. Minuscoli fiorellini di diversi colori immersi nel rigoglioso verdeggiare dei pascoli rendono commovente l’ambiente. La luce è fantastica oggi.

Arriviamo alla base del sentiero attrezzato sotto le cascate che cadono polverizzando l’acqua in suggestivi arcobaleni. Saliamo i muretti seguendo le catene, guadagniamo i pascoli superiori ed infine eccoci al Bivacco Carpano in poco meno di 3h dalla diga. La serata passa in compagnia di piccoli stambecchi che giocano di fronte al bivacco.

Al mattino partiamo presto, per evitare il peggioramento previsto in tarda mattinata e per evitare il caldo che rende pericolosa la neve nei ripidi canali. Alle 4h45′ siamo in cammino, dopo una lieve esitazione determinata dal forte vento notturno. All’alba siamo alla Bocchetta del Monte Nero. Il canale è più innevato rispetto all’anno scorso, ma è anche assai più tormentato da slavine, con salti di pendenza e una impressionante rigola centrale ampia un bel metro e mezzo e profonda altrettanto. Lì scendono gli armadi, meglio stare lontani.

La visione del canale perplime. C’è più neve dell’anno scorso, meno che nell’agosto 1996, molti tratti sono già detritici. Decidiamo di provare. Saliamo di conserva il ripido canale, sui 35°, forse alcuni tratti 40° (ho solo una piccozza, l’altra mano la appoggio la pendio). Evitiamo la rigola centrale, anche se non vediamo cadere armadi. A metà canale il pendio si interrompe di fronte ad un breve  salto roccioso di circa 3m, solcato da una semplice cascatina di ghiaccio e misto. In salita mi diverto, ma so che in discesa sono una schiappa, glielo dico a Graziano e decido di tornare indietro. Il socio mi esorta a salire, che a tornare indietro ci si pensa dopo. Proseguo divertito, ma un po’ pensieroso per la discesa! Altri ripidi pendii portano verso il colletto spartiacque.

Il raggiungimento della cresta finale è spettacolare! Un nuovo ambiente si apre di fronte a noi, in drammatico contrasto con lo sdrucciolevole misto finora affrontato. La visione della Valnontey e il gruppo principale del Gran Paradiso. Saliamo l’elegante cresta nevosa finale. Alle 7h40′ siamo in vetta. Una luce bianca portata da nuvoloni è presagio del cambiamento del tempo. La Grivola è già in tormenta, rapidamente si copre anche il Gran Paradiso. Bellissimo lo scivolo ghiacciato della Becca di Gay, mentre per vedere la Nord della Roccia Viva mi devo timidamente sporgere. La barriera nevosa presso la sommità è andata assai degradandosi negli ultimi decenni, così il famoso lago di vetta della Roccia Viva non c’è più. Qualche foto e si scende.

In discesa, come temevo, la neve è ormai schifosa. Una granita di neve grigia o trasparente. Bisogna scendere faccia a monte piantando la punta dei ramponi, altrimenti il piede scivola sul pendio. Inizia un’interminabile discesa, guadagnata passo dopo passo e senza perdere concentrazione per evitare irrecuperabili cadute. Siamo in conserva, ma non è possibile fare protezione in quel canale di detriti e rocce montonate. La cascatina la evitiamo in un passaggio di rocce poco più a valle, preferendolo al più semplice passaggio usato dagli armadi. Che poi in verità non ne vediamo passare nemmeno uno in tutta la gita, meglio così! A metà canale all’improvviso il piede sinistro sprofonda nella neve inconsistente: è un buco di un buon metro che mi sbilancia indietro e contorce la gamba. Per fortuna la corda è tesa, il socio tiene e recupero l’equilibrio. Anche se il piede destro vola un po’ per aria incontrollato e riaffonda ad un millimetro dall’altra gamba, evitando per un nientesimo una ramponata memorabile. L’unico neo di questa gita è proprio solo rappresentato dalle condizioni oggettivamente fastidiose di questa via, da percorre anche in discesa su neve cattiva già al mattino.

Ritorno a valle un po’ esausto, ma soddisfatto per aver visitato una montagna spettacolare, tra le più belle ed avventurose che abbia mai salito. Il proprio spirito su quella vetta si riposa e rinasce, ringraziando la natura per aver inventato spettacoli così grandiosi.

Relazione della salita su it.sport.montagna: Roccia Viva dal Bivacco Carpano.
Ringrazio Graziano, ottimo e determinante compagno di salita anche questa volta, autore inoltre di alcune delle foto qui presenti. La Reflex è sempre presente!

Un po’ di foto

RocciaViva-01
L’arrivo al Lago di Telessio. La Torre del Gran San Pietro.
RocciaViva-02
Lago di Telessio.
RocciaViva-04
Rifugio Pontese con il Becco Meridionale della Tribolazione
RocciaViva-03
Pascoli presso il Rifugio.
RocciaViva-05
La Muanda.
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Cascate sugli sbalzi sotto il Bivacco Carpano.
RocciaViva-08
Cascata alla base del sentiero attrezzato.
RocciaViva-07
Cascata
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Cascata presso il sentiero attrezzato.
RocciaViva-10
Doccia.
RocciaViva-11
Catene.
RocciaViva-12
Pascoli sopra il tratto attrezzato.
RocciaViva-14
L’arrivo al Bivacco Carpano.
RocciaViva-15
Bivacco Carpano: interno.
RocciaViva-16
Stambecchi presso il Bivacco.
RocciaViva-18
Primo piano.
RocciaViva-17
In posa.
RocciaViva-19
Giochi.
RocciaViva-20
Tramonto sul Becco di Valsoera.
RocciaViva-22
Alba sull’Ondezana.
RocciaViva-21
Canale della Bocchetta del Monte Nero.
RocciaViva-23
Canale Coolidge.
RocciaViva-24
Salendo il Canale Coolidge.
RocciaViva-25
Presso lo sbocco in cresta.
RocciaViva-26
Il Gemello Occidentale.
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Cresta finale.
RocciaViva-28
L’arrivo in vetta.
RocciaViva-32
Becca di Montandayné e Herbetet.
RocciaViva-33
Gran Paradiso.
RocciaViva-34
Verso la Pianura Padana.
RocciaViva-29
Vetta!
RocciaViva-30
Valnontey.
RocciaViva-37
Roccia Viva: parete N.
RocciaViva-36
Gli Apostoli.
RocciaViva-31
Grivola tormentosa.
RocciaViva-38
Presso l’ex-lago.
RocciaViva-35
Quadretto sullo sfondo del Ghiacciaio della Tribolazione.
RocciaViva-39
Autoscatto di vetta.
RocciaViva-13
Il lago Telessio: dove occorre far ritorno.
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3 thoughts on “Roccia Viva

  1. Sabato molto bello,
    ma domenica brutto dal mattino. Alle 10 era già coperto, ed alle 11 pioveva. L’abbiamo fatta proprio con il tempo contato!! 🙂 Al ritorno, appena finiti i tratti più tecnici abbiamo preso pioggia, ma poco male…

    Il prossimo week end invece pare debba fare molto caldo… non so ancora cosa escogitare…

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