Un anno di montagne

L’anno sta per finire e inevitabilmente due righe su cosa (non) ho combinato quasi si impongono. Nei primi mesi del 2007 infatti ho deciso di aprire questo diario per tenere traccia delle mie piccole passioni quotidiane, in primo luogo delle montagne. Solo per riordinare salite, idee, spunti. Nulla di troppo riservato, serio, importante: una semplice agenda di vette e di nuvole. Non so se e fino a quando continuerò. È anche un’agenda aperta, ed invito ogni lettore, se vuole,  a lasciare una sua traccia, un commento.

Ci sarebbe poi da dire che un anno che finisce è una pura convenzione, eppure proprio in questi giorni la Terra passa nel punto estremo dell’orbita, nel senso del solstizio invernale. Quindi un benchè minimo senso di ripartenza non si può ignorare, anche se non mi piace troppo fare resoconti e riepiloghi.
Che dire quindi di questo anno? Finalmente belle montagne! Se il Monte Bianco è mancato, ho visitato alcune bellissime vette, come il Ciarforon e la Roccia Viva. E, scusate se è poco, l’ho fatto quando ancora ammettere di salire una via poco difficile non comportava il rischio di essere accusati di connivenza con il centrismo democratico moderato! Vabbè, ma volevo scrivere qualcosa di serio?

Roccia Viva, Ciarforon, un ritorno alla Bessanese, l’agognato Albaron, il Blanc Giuir, il Castore. Indimenticabile la salita all’Uja di Mondrone per la parete nord, una prima esperienza su una via classica di roccia da risolvere in un ambiente vertiginoso. Non son mancate vette un po’ più lontane, come le Dolomiti, i Cerces, il Pic d’Asti e la Grignetta. Tanti ricordi: ricordo la Roccia Viva e quel pendio che non finiva mai con la sorpresa della vetta. Il Ciarforon, il suo pendio “sbagliato” e quella calotta fantastica. L’arrampicata in una ambiente così bello da sembrare dentro un quadro, nella Val Clarée. I ghiaioni dolomitici (esistono!), le guglie delle Grigne indicatemi e rivelatemi ad una ad una. Infine le falesie autunnali, i ritorni in Sbarua, Caprie, Lities e Biollè. E poi il divertimento di scivolare sugli sci stretti.

Se penso a tutte queste mete non posso che essere soddisfatto. Certo qualcosa è mancato e ho già idee per il 2008. Ma quest’anno va bene così. Questi tempi non sono sempre entusiasmanti. Basta accendere la TV o leggere un quotidiano per capirlo, ogni giorno, ed è sbagliato astrarsi da ciò. Ma questo piccolo diario l’ho prevalentemente riservato alle vette e alle nuvole. Perchè se è vero che questi tempi ci portano ad un irrefrenabile consumo, sfruttamento, controllo e banalizzazione di ogni bene, possiamo ancora trovare nella natura equilibrio, spontaneità, leggerezza, piacere di vivere. New age e oroscopi cercano fantasie e dimensioni alternative nell’occulto o nel sortilegio. Ma io preferisco le reali fantasie. Quelle che basta aprire una finestra per vederle. Basta saperle cogliere, lasciarsi respirare. Questo è l’augurio che mi faccio e che estendo volentieri.

Infine è essenziale rimarcare che ogni pagina scritta la devo agli amici, compagni di noie e avventure in montagna. Ogni montagna citata sopra, ogni salita è legata a loro. Probabilmente sono monotono, ma vorrei chiudere con un pensiero di Gian Piero Motti: «Non vorrei che ci fossero alpinisti che arrampicano unicamente per il desiderio d’affermare sè stessi, non vorrei che alcuni dimenticassero l’estetica, tesi unicamente a conseguire il risultato. […] Un giorno vorrei partire con due o tre veri amici e risalire un lungo vallone che non ho mai visto, camminare adagio, fermandomi ogni tanto su qualche grande sasso, oppure bere a qualche fontana per sentire l’acqua che scorre sul viso. Vorrei scoprire a un tratto una parete immensa e solare, oppure risalire con gli occhi una cresta elegante e perfetta, e vorrei poter vedere tutte queste cose come quando mi avvicinai alla montagna la prima volta. […] E mi piacerebbe attendere la sera così, parlando di noi, parlando di tutte quelle cose che sentiamo a volte accumularsi dentro, ma che raramente riusciamo ad esprimere perchè si ha sempre paura di essere veramente sè stessi. […] È in noi stessi la soluzione, nella nostra semplicità. Allora forse scopriremo l’avventura ogni giorno, aprendo solamente la finestra e guardando i grigi tetti delle case di una qualunque città.» [Lo Scarpone, 05-1972]

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One thought on “Un anno di montagne

  1. dopo il crack al ginocchio sx per una banale partitella a calcio, adesso mi sto preparando per un nuovo di montagna, naturalmente insieme quando si potra’. sono certo che con l’umilta’ e la determinazione quest’anno ci riservera’ belle sorprese (e soddisazioni) ciao e buon anno a tutti i compagni di viaggio.

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