Una prima all’Aquila

 

Punta dell'Aquila - Giaveno Oggi ne scrivo delle belle!

La Punta dell’Aquila (2115m) è una modesta elevazione posta tra la Val Sangone e la Val Chisone (torinese – Giaveno). Si parte dal piazzale della vecchia seggiovia (1240m) e si prosegue sui docili pendii che conducono alla cima detritica. Si tratta di una meta molto frequentata dagli scialpinisti, che ne sfruttano i tranquilli e ampi declivi. Fino ad una quindicina d’anni fa qui sopravviveva un impianto di risalita. Poi i cambiamenti climatici hanno avuto la meglio, e sono rimasti solo i grandi impianti di risalita che possono permettersi la neve programmata.

Perchè l’Aquila? Ho colto… al volo l’idea di Riccardo (alias jcr), che mi ha proposto di approciare in tal modo l’attività scialpinistica. Vista la mia riluttanza nel buttarmi sulle piste di discesa. Non ho mai considerato questa attività. Intanto perchè non so sciare, e già questo è sufficiente per non addurre altre giustificazioni. Ma anche perchè non ho mai avuto la forza di volontà per prepararmi ad una nuova delicata disciplina alpinistica. E poi non mi piace l’affollamento delle piste – lo sci da discesa è però un prerequisito fondamentale! Questa occasione, quindi, si è presentata come un’unica possibilità di esplorare un mondo nuovo e nuove tecniche, scoprire un lato per me incognito della montagna. Ovviamente jcr ha individuato un itinerario facile, quasi da pista, e non troppo affollato per evitare tragiche conseguenze (a booling gioco un’altra volta)!

La salita, rispetto alle racchette, è molto armonica e gradevole. Accompagnati da una giornata calda e nitida risaliamo il breve dislivello che porta alla vetta, la cui ultima esile cresta si attraversa a piedi. C’è una stupenda vista dal Cervino al Monte Rosa, la pianura è soffocata dalle foschie, mentre il Monviso disegna con grazia l’orizzonte meridionale del cielo.

Eccoci alla discesa: chiudo gli scarponi che mi ha prestato Ale sugli sci superYeti 190 (cilindrata? – no, è la lunghezza!) di jcr e mi butto giù. Sono ovviamente impacciato e impedito, ma seguendo le dritte di Riccardo riesco a scendere senza problemi bloccanti. All’inizio penso di trarre vantaggio dalle mie discese, sia pur meno lunghe, di sci nordico, dove è sufficiente una minima forza per far cambiare direzione agli sci e muovere le code. Rispetto allo sci nordico invece posso osservare che è molto più difficile sollevare il peso e scodare. È molto difficile, in particolare, liberare il peso dallo sci scarico e fargli seguire la direzione imposta dallo sci conducente. Ste code sembrano incollate alla neve e mi obbligano a sforzi inconsueti sulle gambe. È la prima volta: intanto riesco a scendere, senza pretese; va bene così.

Ma, bando ai tecnicismi, il divertimento è stato totale e l’approccio enormemente migliore di quello avuto con quegli infernali attrezzi noti come racchette da neve. La giornata propedeutica finisce in un attimo: la discesa riporta rapidamente a valle, assieme ad una inaspettata nuova prima esperienza.

Devo un sentito ringraziamento a Riccardo, per avermi seguito e introdotto pazientemente in questi primi scivoli.

Non so ancora che seguito avrà tutto questo, ma adesso ho una nuova tentazione dalla montagna!

Punta dell'Aquila - Giaveno
Partenza
Punta dell'Aquila - Giaveno
La neve non è certo abbondante.
Punta dell'Aquila - Giaveno
I pendii del nostro itinerario.
Punta dell'Aquila - Giaveno
jcr
Punta dell'Aquila - Giaveno
Foschie in pianura
Punta dell'Aquila - Giaveno
Tratti di salita
Punta dell'Aquila - Giaveno
Dal Cervino al Monte Rosa
Punta dell'Aquila - Giaveno
Io
Punta dell'Aquila - Giaveno
jcr arriva in vetta!
Punta dell'Aquila - Giaveno
Sguardi di vetta…
Punta dell'Aquila - Giaveno
La vetta!
Punta dell'Aquila - Giaveno
jcr
Punta dell'Aquila - Giaveno
jcr
Punta dell'Aquila - Giaveno
Monviso
Punta dell'Aquila - Giaveno
Io e la vetta…
Punta dell'Aquila - Giaveno
Punta dell'Aquila - Giaveno Punta dell'Aquila - Giaveno
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5 thoughts on “Una prima all’Aquila

  1. E io… che credevo che ti fossi lanciato su tiri arditissimi e chiodati lunghissimi!
    E io…che vado al Roc d’le Masche, visitando le tue zone ma ti leggo sul panettone dell’Aquila
    E io…che ho detto:”magari si potrebbe chiodare ‘sto bloccone, forse Marco mi aiuta”
    E io…che pensavo che tu mi presentassi alle Fate del suddetto masso
    E io…che ho detto:”ma come ‘s munta ‘n punta a ‘sta pera?”

  2. Per un refuso questo articolo è stato inizialmente pubblicato con la data errata: si riferisce a sabato 23 febbraio.

    Renato! Ma dai, sei stato al Roc d’le Masche? Ma lo hai salito? Mica è facile… bel’afé… Devi prendere la parete S, è l’unica finora ad esser stata richiodata. Io oggi pomeriggio ero a Caprie a cercare scarpe.

  3. complimenti! ti auguro di continuare in questa bellissima attività.

    Ho guardato anche le foto, alcune sono davvero belle.

    Mi da’ l’idea di un giro rilassante… a me piacciono molto le gite dove si alternano pendii innevati ad altri con l’erba ancora schiaciatta dalla neve che si è sciolta; o arrivare in fondovalle sfruttando le lingue di neve o i canalini più incassati. Danno un po’ il senso del cambiamento.

    Farò leggere la tua esperienza alla mia compagna, chissà che la prossima stagione, con i miei insegnamenti, ci accosteremo assieme a questa attività

    P.s. le ciaspole saranno pur infernali, ma anche le pelli di foca, quando non vogliono più saperne d’incollarsi, non sono da meno 🙂

  4. Ciao Claus, per fortuna le pelli in dotazione tenevano benissimo! 🙂
    Spero di essere la prova che iniziare lo scialpinismo in posti facili e nevi buone non è poi tutto questo dramma, anzi è divertente. Sciare bene, sì, è un’altra cosa, ma un passo alla volta…

  5. Pingback: Monte Jafferau « Reali fantasie di nuvole, montagne, e altre amenità

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