Les Predateurs

Arrampicata a Ailefroide, luogo per eccellenza delle salite su granito in Francia.

Grand diedre PalavarÈ un agosto di ferie passato con tranquillità e senza alcuna meta di rilievo. Oggi invece registro questa salita a Ailefroide, delfinato francese.

Ailefroide è un paesino meta di campeggiatori in un’ampia e riposante vallata. Pochissime case e molte tende. Ripide pareti di granito solcano una valle amena e pianeggiante, lussureggiante di pascoli ricamati da pinete. Un luogo idilliaco a due ore di strada da Torino.

A vederle da sotto queste pareti, benchè alte e slanciate, non sembrano tutte “tecnicamente” così belle da arrampicare. Ma l’apparenza in questo caso è quanto mai ingannevole. La nostra meta è il settore Palavar, la via si chiama Les predateurs,  aperta nel 1990 da Françoise e Yves Ghesquiers, TD-, 300m sviluppo, 6a max, 5c obbl, da 4 a 6h: così dice la guida “escalades autour d’Ailefroide” di JM Cambon.

Per fortuna c’è Renato che conosce: ci sono pareti ovunque, centinaia di vie e non è facile individuare gli attacchi. Però sono salite ben separate, senza incroci e forzature. C’è davvero tanto spazio qui. Si gira attorno ad una torre inutile, si risale un canalino schifoso servito da una corda fissa, si ridiscende leggermente su facilissime roccette coperte di scivoloso detrito su balze rocciose vertiginose ed eccoci al primo spit.

La roccia è un ottimo granito; qua e là, se si esce un po’ dalla via però il rischio di staccare pietre è altissimo. Sul primo tiro, 5a, esco dalla via (figuriamoci, subito!) a destra e mi incasino tra blocchi instabili. La chiodatura, sempre a spit, è troppo lunga e si perde. I tiri più facili sono quelli più difficili: un presunto 6a è protetto benissimo e me lo diverto parecchio (uhm, sarà dunque 5c..?), su una placca-spigolo entusiasmante. Oltre il quinto tiro, dopo il diedro, anzichè girare decisamente a destra continuiamo diritto perdendo parecchio tempo in ricerche, doppie, disarrampicate. Renato non demorde ed è sempre abbastanza tranquillo, – un atteggiamento che in montagna apprezzo -, esplora ogni angolo della parete e ritrova la sosta. Era su una placca nascosta, a destra del diedro. Seguono due tiri bellissimi, su granito aderente e rugoso. Un 5c su placca e chiodatura lunga, manca uno spit all’uscita sullo spigolo (hanno fatto lo scherzo!). Poi uno spigolo estetico e spettacolare, con un breve tetto da aggirare e rimontare. Renato li risale entrambi ad alta velocità cominciando ad osservare il sole che si sta abbassando sull’orizzonte. Un’ultima facile lunghezza e siamo in vetta. Sono ormai le 17, abbiamo iniziato la salita poco dopo le 11h30′.

Rispetto allo schizzo della via presente sulla guida, segnalo che tra il presunto terzo e quarto tiro non ci sono soste attrezzate. Dopo esser salito per circa 55 metri e 14-15 spit mi son fermato e inventato una sosta spartana con spit e friend. La successiva Renato l’ha fatta sull’albero che precede lo strapiombino e il successivo diedro. Al termine del quale come accennato sopra bisogna svoltare tutto a destra…

Le calate, dalla vetta del pilier, si fanno in direzione del gran diedro. L’ultima calata è proprio sul suo fondo (occhio alla caduta pietre!), ed avviene su un unico spit con maillon(!!).

A parte qualche dubbio interpretativo si tratta di una via estetica, su roccia bellissima e ambiente entusiasmante. Purtroppo ho il difetto d’odiare i monotiri, queste vie lunghe non sono sempre protette come in falesia e ogni tanto occorre capire dove andare a passare. Non fosse questo qui è tutto puro divertimento e piacere.

Fate un giro ad Ailefroide, con calma. Non solo per arrampicare, anche per respirare l’aria pulita di quella valle, quei pini, quei perfetti prati verdi. E lasciatevi a vostra volta respirare da quello spirito amico che dalle vette scende per le pareti e i torrenti, fino ad esserne parte. Ne vale la pena.

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