Gli inverni freddi e nevosi

Slavina storica

Mio fratello sul fronte della storica slavina del 1986

La neve caduta in montagna durante questo inverno non ha precedenti recenti in quanto ad accumuli. Sulle Alpi Graie Meridionali, oltre i 1500m di quota contiamo infatti dai due ai tre metri di neve. A questa quota sono valori che, in inverno, non si vedono probabilmente dalla grande nevica del 1986. Durante quel febbraio, intorno ai 1200m, si arrivò a misurare almeno 240cm di accumulo. In gran parte caduti in un unico evento. Teniamo a mente questo dato, in quanto rappresenta un riferimento al momento non ancora superato, ma assai vicino ai valori di questo periodo.

Un inverno mite e nevoso è stato previsto anche da alcune previsioni stagionali, in ogni caso è un dato incontrovertibile che questa stagione sia assai generosa nelle nevicate, una tendenza in realtà coerente con le grandi precipitazioni iniziate dall’aprile 2008 e mai davvero significativamente interrotte. In questo caso quindi è finalmente lecito parlare di evento storico, relativamente poco ricorrente.

Diversa la situazione in pianura e bassa montagna, dove ci sono diverse considerazioni da fare prima di lanciarsi in avventati paragoni con gli ultimi anni freddi e nevosi (1986,1987). Per maggiore precisione ci limitiamo ad un riscontro sul luogo di osservazione preso correntemente in esame dalla nostra centralina meteo. Innanzitutto gli accumuli nevosi di quest’anno non sono paragonabili nè con quelli del 1986, tantomeno con quelli del 1987. Nel 1986 ricordo accumuli di 40cm di neve assai polverosa, direi quasi di tipo canadese. Il termometro segnava -8°C, la temperatura restava sotto zero anche di giorno, durante le precipitazioni. Nel 1987, con maggior precisione, ricordo una accumulo a fine evento di 61cm di neve. Assai umida a fine periodo, con temperature ormai prossime allo zero.
La neve cominciò a cadere dai tetti, mentre altra se ne accumulava ancora. Il gelo notturno creava lastre di ghiaccio che si protraevano dai tetti, per poi cadere fragorosamente durante il giorno con non pochi pericoli per i passanti. Da quell’anno si impose la moda di installare sui tetti dei fermagli metallici (chiedo scusa per ignorare il nome di questi congegni), utili proprio per impedire alla neve di scivolare e creare queste insidiose lastre di neve e tegole. Una volta precipitata dai tetti, l’amalgama di neve  e ghiaccio rigelava rendendo assai disagevole la rimozione.

Deve esser oltremodo chiaro che quest’anno tutto questo non è successo. Le temperature sono state di almeno circa 6°C più elevate di quelle del 1986. Le precipitazioni qua a 400m sono state prevalentemente piovose. L’accumulo medio al suolo di 5-20cm non solo non è paragonabile con quello del 1986-1987, ma nemmeno si sono raggiunti i valori del 1995; nemmeno i 30cm dei primi giorni del 1997. Anche dal punto di vista termico il gennaio 2009 è stato meno freddo del medesimo mese nel 2006 e nel 2002. Altro che 1986!

Slavina storica

Slavina primaverile del 1986

Ma torniamo alle montagne del 1986. Con i primi disgeli, la grande quantità di neve provocò slavine inusitate. Caddero anche nei posti più inusuali, dove mai più, da allora, si rividero. In Val Grande di Lanzo potei osservare una grande valanga primaverile. Un fronte si staccò da sotto il Colle della Paglia, a circa 2200m di quota, dove anche con accumuli modesti è possibile osservare distacchi. Ma un altro fronte si staccò presso il Passo del Bojret, a circa 2300m di quota e su un terreno molto meno ripido, più insolito alle slavine. L’eccezionalità dell’evento fu nella straordinaria potenza del crollo. I due fronti si unirono e non si limitarono ad arrivare in fondo alla parte più ripida del vallone. La furia della slavina continuò fino ai prati di Vonzo, l’abitato a 1200m, ad alcuni chilometri di distanza. Si arrestò con un fronte che arrivò a superare i 6m di altezza. Le foto testimoniano l’evento ormai in condizioni di sicurezza, settimane dopo il crollo. Enormi massi erratici furono trascinati a valle, molti alberi divelti. Nel pianoro ai 1890m del Ciavanis, che la slavina superò senza fermarsi, quell’anno si calpestò ancora neve a fine luglio.

Come scritto sopra, quest’anno la neve in montagna presenta accumuli simili a quelli del 1986. Potrebbero anche esser superati con le nevicate previste nelle prossime settimane. Quindi è bene ricordarsi di questi eventi disastrosi verificatisi in condizioni assai simili. Se non come temperature, almeno come accumuli di neve, che sicuramente sono un dato oltremodo significativo per la caduta delle slavine. Non è vero che non abbiamo una memoria storica. Non si parla di ricordi vaghi, imprecisi, privi di numeri indicativi. È successo solo nel 1986.

Slavina storica

Ponte di neve slavinata sul Torrente Paglia, in Val Grande di Lanzo.

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2 thoughts on “Gli inverni freddi e nevosi

  1. attento che la valanga non si infili nella valle fino a Cafasse!
    a parte gli scherzi io credo che col caldo primaverile, se esso arriverà improvviso, si potranno verificare valanghe di portata enorme in fondo ai valloni.

  2. Per precisione concludo la disamina: nessuna grande slavina come nel 1986. La neve è caduta in quantità meno abbondanti e probabilmente più gradualmente. Quest’anno le slavine nel Vallone della Paglia si sono fermate presso i pianori dell’alpeggio Praias.

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