Radio Londra

La trappola ha chiuso i denti sulla zampa di una volpe bianca
e sangue sulla neve, il sangue della volpe bianca
e tracce sulla neve, le tracce della volpe bianca
che fugge su tre zampe nel sole che tramonta.

Libertà, Libertà
Mi volto indietro a guardare le case distrutte dal fuoco
tronconi di muri anneriti come denti cariati.
Oggi è il mio compleanno, un compleanno in questa lurida guerra
una data da non ricordare perché ho in braccio un fucile.

Libertà, Libertà

Radio Londra che batte che batte il tamburo
Colonnello non sono sicuro
se è il mio cuore che batte che batte più forte
e forse non si fermerà mai.
Radio Londra continua a picchiare più forte
a Roma hanno aperto le porte
il lupo è fuggito è scappato lontano
e non lo rivedremo mai più.

Continuo a seguire le tracce, le tracce della volpe bianca
il vento mi taglia la faccia ma la fame è più forte
e poi finalmente la vedo curva sulle tre zampe
trascinare una lepre ancora viva serrata fra i denti
e poi vedo anche lui, l’elmetto come un sesso maschile
guardare me, la volpe, la lepre, imbracciando un fucile
e tiriamo nello stesso momento ma non sulla volpe bianca
e prima di cadere sulla neve la vediamo fuggire.

Libertà, Libertà

Radio Londra in piazza la gente si abbraccia
e un cuore più grande che batte
e un cuore più grande che batte, che batte
e forse non si fermerà mai.
Radio Londra continua a picchiare il tamburo
la guerra è finita sicuro
la guerra è finita è finita sicuro
e forse non ritornerà mai.
Radio Londra, Radio Londra

Di Ivan Graziani – tratto da Viaggi e Intemperie.

Lascio, oggi 25 aprile, una rapida riflessione sul senso di questa festa. Che ormai mi sfugge. L’unanime coro politico dice che è una data di tutti. Che bisogna superare gli odi e le divisioni ideologiche di quegli anni. Io non sono d’accordo. La guerra è sempre divisione, odio, mancanza di ogni pietà e senso civile. Dimenticare questo implica, secondo me, ricreare le basi per il ripetersi di certi accadimenti. Come in effetti da sempre succede nella storia, manovrata da abili propagande e ricerca del consenso. Il 25 aprile afferma la vittoria di una parte sull’altra. Ricordare il 25 aprile significa ritrovare un’unità consolidata su questo punto. Se negli ultimi anni polemiche e rivisitazioni mettono in discussione tale presupposto, non può che esser dovuto al fatto che c’è ancora una parte che si sente indignata e oggi, riconsolidata, lavora per ridefinire il senso della celebrazione. Gli italiani (quelli che ci credevano) non hanno smesso di credere nel fascismo solo perchè è stato sconfitto, ma anche perchè non era più presentabile. La stessa cosa è successa con la Democrazia Cristiana molti anni dopo. Ma oggi i nuovi capi hanno facce serene e la cravatta intonata alla camicia – diceva De Gregori. Forse un giorno, quella parte, forte del crescente consenso popolare, rimuoverà del tutto la celebrazione del 25 aprile.

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