Fausto de Stefani a Lanzo

Ascoltare Fausto de Stefani è come lasciarsi trasportare in un lungo viaggio, di emozioni e percorsi di vita. E dire che il noto alpinista non è venuto per raccontare le sue imprese alpinistiche, nemmeno viene citata Mountain Wilderness, della quale è presidente. Fausto de Stefani racconta di una montagna vissuta, di un approccio alla montagna che non può prescindere dalla vita di ogni giorno, dalla cultura, da chi in montagna ci vive. La montagna come percorso di vita e maturazione interiore, i cui risultati sono quelli che Fausto ci spiega. Dimentichiamoci dell’alpinismo d’assalto che travolge  pur di arrivare alla vetta per soddisfare un ego interiore. L’alpinismo, del quale se ne fa un rapidissimo cenno, è solo un mezzo per arrivare a conoscere sè stessi e le persone. In questo caso, per portare un contributo alle genti del Nepal dove il nostro ha realizzato diverse scuole, e già nuovi aiuti ed infrastrutture sono previsti.

La tesi di Fausto de Stefani è semplice, limpida, bella e di rara coerenza in un mondo abituato all’iposcrisia come un ingrediente quotidiano. L’alpinista ammette  la fortuna  iniziale d’aver avuto mezzi e possibilità per intraprendere i suoi obiettivi alpinistici, che è poi la fortuna di vivere adesso, in questo tempo sbandato (per dirla alla Fossati), ovvero la fortuna di tutti noi d’aver tempo libero e mezzi per andare in montagna. Ma proprio da qui partono le basi per un percorso interiore e sociale intenso, costruttivo, aperto alla solidarietà e alla comprensione dell’ambiente e delle popolazioni montane. De Stefani racconta di partire verso la vetta da lontano,  come facevano i primi alpinisti quando ancora mancavano le strade ed i mezzi di trasporto per arrivare agli ultimi paesi delle valli. Solo così si respira a fondo la montagna e chi ci vive. Ed il discorso è subito generale, si espande alla politica ed alla società. Si passa dalla capacità di volersi ancora indignare di fronte ad abusi e corruzioni, al riprendere il controllo della situazione senza delegare ciecamente a politici e organi dei quali si fa poi presto a parlar male. Un richiamo all’impegno certamente rivoluzionario, oggi passato di moda e proprio per questo attuale nel descrivere una società malata.

Il nostro alpinista non rischia certo quel fallimento ben descritto da Gian Piero Motti nelle sue riflessioni, dove alpinisti anche di punta si ritrovano tristi e irritati, anche in montagna, per la smania di dover sempre dimostrare qualcosa, perché la montagna per loro è tutto. Al contrario – spiega de Stefani – la montagna circoscritta alla pratica alpinistica è solo una passione, da coltivare, ma da integrare con il resto della vita, fino ad assumere rispetto ad essa un ruolo secondario.

Il libro fotografico di Fausto de Stefani, “Al di là delle nuvole” genti e montagne dell’Himalaya, è ricco di immagini di bambini. Perchè da bambino ha cominciato a sognare dietro le frasi di un vecchio che viveva alla giornata, che gli ha acceso la passione per la montagna ed il suo ambiente. Una passione che lo ha portato sulle più alte vette e poi, con il sogno, anche oltre quelle nuvole più elevate che a volte coprono il cielo.

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3 thoughts on “Fausto de Stefani a Lanzo

  1. In un alpinismo di punta fatto ormai quasi solo di record di velocità e ipocrisie, come le proteste in nome di un Tibet libero, allorquando i cinesi e i nepalesi chiusero l’accesso all’Everest, immediatamente dimenticate non appena la montagna fu riaperta (!?), questa testimonianza genuina mi sembra utile ed efficace. Non conosco la sua storia e non so se non abbia anch’egli, come molti, scheletri nell’armadio, ad ogni modo è apprezzabile che ci si voglia distinguere nella ricerca di qualcosa di più vero. L’alpinismo delle alte quote si porta appresso insieme ad un po’ di lavoro per i portatori anche un grande disprezzo per la natura (basta vedere certi campi base) e un disinteressa generale per le popolazioni locali. Esempi come quello di Fausto e prima di lui famosi personaggi come Hillary ed i molti sconosciuti che si danno da fare, sono rinfrancanti. Ai piedi delle montagne ci sono bambini che non posseggono 2 matite, hanno un vestito solo, e camminano ore per andare a scuola. Uomini e donne lavorano per 2 dollari al giorno.

  2. Io ho avuto la grande fortuna di aver conosciuto Fausto De Stefani e Giuliano De Marchi durante la spedizione italiana Cina K2 1.983 spigolo nord.- Questo è stato il primo ottomila che Fausto ha conquistato e questa è stata a mio avviso, l’ultima vera grande spedizione in Himalaya che ha chiuso l’epoca dell’alpinismo puro e di esplorazione scientifica.- Quest’epoca è stata un periodo storico dell’alpinismo mondiale.-Poi si sono alternate alle grandi montagne le spedizioni commerciali e quelle super sponsorizzate fatte di esibizionismo e di ipocrisie.- Questo “alpinismo” non ha niente a che fare” con il periodo degli Hillary, dei Cassin, dei Bonatti, dei Fausto De Stefani, dei Giuliano De Marchi e dei Sergio Martini.- Questo “alpinismo moderno” non passerà mai alla storia.-
    Questo è il pensiero di Fausto, che lo manifesta in tutte le sue conferenze e in tutte le cose che fa.- Il suo libro “Al di là delle nuvole” testimonia la sua filosofia che io condivido pienamente.-
    Mi sono permesso di affiancare in questa mia recensione al nome di Fausto, quello dell’amico Giuliano De Marchi perché tutti e due scalavano le grandi montagne con lo stesso spirito e con la stessa filosofia.- Fausto ha fatto l’alpinista a tempo pieno e Giuliano facendo il medico e il grande alpinista o il grande alpinista-medico.- Tutti e due persone eccezzionali che fanno e hanno fatto della semmplicità, per Fausto la sua piccozza e la sua penna migliore e per Giuliano, la sua piccozza e il suo bisturi più forte

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