Lo scialpinista

Dopo circa un anno di scialpinismo, senza aver mai prima nemmeno visto un paio di sci che non fossero da fondo, sono stato catapultato in questo nuovo bizzarro mondo della montagna. Un mondo che merita alcune osservazioni notevoli, perché se già l’alpinista si dice sia un essere assai strano, lo scialpinista lo è per antonomasia e batte il collega per ogni mania, smania, o passione. Tanto per mettere le mani avanti, dico subito che non mi riferisco a nessuna persona che conosco (per fortuna!). Peggio, volendo, mi riferisco alla letteratura di questa attività, alla sua cultura, modi di fare, o ancor peggio etica.

Chi (o cosa) è dunque lo scialpinista? Si tratta di un essere dalla passione maniacale, che concepisce la montagna solo se colma di neve da scendere con arrendevole, totale e smodato piacere. L’unica intenzione dello scialpinista è la discesa. Per essa affronterebbe anche migliaia di metri di dislivello, pur di farne anche solo cento tra curve e salti ogni volta del secolo.

Lo scialpinista è sempre generoso solamente con il suo elemento prediletto: la neve. Qualunque sia la reale consistenza e sciabilità, il nostro non esita di affrontare la necessaria fatica per fare le poche curve che gli saranno consentite, ed in ogni caso l’ultima sciata è sempre la migliore.

Lo scialpinista è padrone della montagna e odia ogni simile che scende prima di lui, contaminando il pendio favorito. L’odio verso il ciaspolatore poi è totale, paragonabile solo a quello dei leoni per le iene. Il ciaspolatore (altrimenti detto racchettaro), lascia impronte informi e non omologate all’elegante scia dello… sci. Pertanto è da punire e segregare su percorsi separati e lontani dalla vista. Il sautabealere (snowboarder, per i fini di palato) non fa eccezione e viene ascritto alla categoria del ciaspolatore.

L’ipocrisia dello scialpinista è tale da modificare il significato dei termini per soddisfare il proprio ego. Ecco quindi che la vetta, se irraggiungibile, diventa irrilevante a favore della vetta scialpinistica. Che altro non è che il punto in cui lo scialpinista riesce ad arrivare prima di esser travolto da una slavina o dichiarare la propria sconfitta di fronte all’impraticabilità del pendio.

Un’altra mania dello scialpinista è il firn. Lo vede ovunque. Il firn altro non è che neve perenne, quella che a fine stagione ed in seguito a mesi di trasformazione e compressione diventa densa e compatta. Ovviamente ottima da sciare. Purtroppo, nello smodato desiderio di trovare questo mitico elemento glaciale, lo scialpinista vede il firn in ogni dove, anche quando sprofonda fino al naso. Lo scialpinista concepisce solo firn e poudreuse (la neve fresca e leggera, tipo canadese). La scomoda realtà, che non ammetterà mai, è che incontra solo quella melma sprofondosa, la tipica neve parzialmente trasformata del tutto incontrollabile.

L’incubo dello scialpinista è la crosta. Non del pane, della neve. La crosta della neve si rompe al passaggio degli sci, facendo sparire attrezzi e proprietario sotto gli accumuli. Mai parlare di crosta con lo scialpinista, rischiate di renderlo instabile ed irritabile. Ma se volete farlo sparire, è il metodo giusto.

Lo scialpinista ha sempre fretta. Sale in fretta per arrivare prima che la neve diventi troppo molle, prima di venire anticipato dai suoi simili che poi si vantano nei bar e sui forum di scialpinismo.

Il mondo civile, pur isolandolo, tollera lo scialpinista e la sua malattia. Un metodo del tutto naturale per inibire lo scialpinista è citare la slavina. Ne esistono di diversi tipi: a pera, a grappolo, tutti buoni per incutere un profondo timore. Meno drastico, ma utile, invocare l’assestamento. Quando lo scialpinista sente l’assestamento durante la sua solita incredibile gita, resta illuminato e torna a casa santificato per aver riportato la pelle intatta. L’assestamento prelude infatti devastazioni terribili, come gli uccelli fuggono prima del terremoto o l’eruzione del vulcano.

Se incontrate uno scialpinista (sottoscritto incluso), non segregatelo, ma abbiatene cura, in fondo è buono e vi parlerà giorno e notte di firn, poudreuse e di quella volta che la neve era proprio bella!

Fate attenzione, seguirà un trattato sugli arrampicatori…

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5 thoughts on “Lo scialpinista

  1. per me c’è solo la polvere, alta da sprofondarci dentro, polvere da sollevare in morbide nuvole, polvere e ancora polvere. Un inverno di polvere da orgasmo, polvere da sciare e sniffare. Firn??? Ma cos’è, dopo che hai provato la polvere?

  2. hihi divertente!

    si vede che sei ad occidente dove l’ala “freeraidd” è predominante.

    qui da noi c’è anche la categoria del gambetto sforacchiato, dei Merelli tutto carbonio e del titanio come unico elemento sopravvisuto sulla tavola degli elemento nella zona dei metalli.

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