La fucilazione dell’eco

Nel silenzio del valico, dove le rocce non sbarrano il cammino ai vènti,
In questi anfratti dove nessuno è mai riuscito a penetrare
Viveva un’allegra eco dei monti,
Rispondeva alle grida, alle grida degli uomini.

Quando la solitudine salirà alla gola come un nodo
E un gemito soffocato, quasi senza rumore, scivolerà nell’abisso,
Agile, l’eco afferrerà il grido d’aiuto,
Lo rafforzerà e lo porterà via con cura nelle sue mani.

Non dovevano essere uomini, gonfi di veleni e di oppio,
Quelli che giunsero per uccidere e ammutolire la gola viva,
Se nessuno ne sentì i passi e i grugniti.
Legarono l’eco e nella sua bocca misero un bavaglio.

Per tutta la notte continuò la farsa sanguinosa e crudele,
L’eco venne calpestata, ma nessuno sentì nulla.
All’alba l’eco dei monti, ammutolita, venne fucilata
E pietre sprizzarono, come lacrime, dalle rocce ferite.

Di Vladimir Vysotsky. Tratto da http://www.vladimir-vysotsky.de – Trad. in italiano a cura del filologo germanico Riccardo Venturi

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