Testa del Rutor

Traversata da Bonne a Planaval

Non ci sono solo cime, monti, uje, aiguille, ouille, invero ci sono anche teste. La testa è un toponimo che indica generalmente una montagna che non “meriterebbe” l’appellativo di vetta. In genere sono tratti di cresta di una particolare prominenza o eleganza. Non di rado sono lambite dai ghiacciai. Conosco questa denominazione solo nelle Alpi Graie, ne conoscete anche altrove?

L’obiettivo di oggi è una superclassica dello scialpinismo primaverile in Valgrisenche: la testa del Rutor, o Ruitor, posta a 3486m sullo spartiacque con La Thuile.

Provate ad immaginare una montagna posta al centro di un ventaglio delle più belle e alte vette delle Alpi, coperta di ghiacciai sterminati ed abbaglianti. Dove la vista fatica a recepire e riconoscere tutto il panorama che si offre, in uno stemperare progressivo dal bianco dell’alta quota alla primavera delle valli. Questa è la Testa del Rutor.

Il nostro itinerario prevede la traversata completa della Testa. Si sale dalla diga del lago Beauregard (Bonne) verso il nuovo Rifugio degli Angeli, posto a poco più di 2900m su uno spallone discendente dal Colle Morion, sul versante meridionale del Rutor. Arrivati sul Ghiacciaio del Morion, si risale direttamente alla madonna di… testa superando una breve, ma intensa paretina (40°, i metri terminali oltre 45°).

Quindi si scende al Colle del Rutor sul versante settentrionale (Ghiacciaio del Rutor), dove ammiriamo anche i resti della Capanna Deffeyes. Uno dei primordiali “rifugi” del CAI in alta quota. Ancora in traverso verso il colletto successivo, posto sotto il Chateau Blanc (un altro toponimo molto suggestivo per un ambiente… fatato!). Risalita a piedi una brevissima paretina di neve inizia una lunga discesa su sterminati pendii che portano direttamente a Planaval.

Complessivamente la sciata supera i 1900m di dislivello, percorrendo ambienti la cui bellezza è davvero difficile da descrivere. Una sciata come se ne trovano poche: continua e diretta tra ampi pendii e valloncelli che ricamano qua e là i più severi salti di roccia. Questi possibilmente da evitare: senz’altro occorre conoscere e valutare il percorso corretto. Occorre anche una neve sicura (abbiamo fatto questo percorso con pericolo 1 della scala valanghe) e ben trasformata.

Nel dettaglio contingente della nostra traversata siamo partiti tardi dal rifugio, verso le 9, causa vento fortissimo nelle ore dell’alba. Vento poi accettabile e sole caldissimo obbligano a fastidiosi cambi di indumenti.

Il tratto tecnico è in ottime condizioni, così come è ormai un ottimo firn tutta la neve esposta in pieno sud.

Abbiamo trovato neve assai dura, liscia e ventata nel primo tratto del ghiacciaio del Rutor (esposto a nord). Sul lato di Planaval (NE) inizia un lungo tratto ricamato da insistenti sastrugi che mi portano a spasso tra divertenti (diciamo così) saltelli. Poi la neve diventa trasformata, a tratti un po’ polentona come piace a me, ma causa scarsi allenamento, tecnica e idratazione devo tirar fiato ogni due curve. Piccoli fastidi che non tolgono nulla alla gioiosa discesa in un anno così avaro di scialpinismo. Non mi faccio mancare il solito tuffo carpiato di testa con doppio avvitamento.

Per la varietà dell’itinerario (traversata, salita divertente, mai monotona, con un tratto tecnico) e la bellezza dei pendii sciabili si tratta sicuramente di uno dei migliori itinerari scialpinistici che abbia percorso.

La vera difficoltà di queste gite primaverili è trovarle in condizioni e con neve continua. Ringrazio Angelo per avermela ricordata al momento giusto, ed averci creduto. Grazie alla solita insuperabile Clà.

Ottima accoglienza al Rifugio.

Grazie agli scialpinisti incontrati per il recupero auto a Bonne. Un simpatico saluto a Giulia e Gigi che hanno condiviso con noi questa bella esperienza.

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