Moai

Violetta

Esuberanza primaverile.

Continua l’appuntamento dei finesettimana con la tradizionale fiera del prodotti tipici meteorologici: fulmini, grandine, nebbia, vento… non manca niente. Il sabato sembra essere un po’ meglio della domenica, ne approfittiamo per una passeggiata?

Chi lo sa. Mi alzo tardi e vedo un po’ di sole. Ci vuole una meta istintiva, che non necessiti logica di premeditazione e organizzazione. Mi metto così in viaggio e arrivo a Lities, in direzione di una nebbiosa Uja di Bellavarda. Evito Vonzo, dove sicuramente tra ontani e rododendri c’è da annegare, stante l’elevata umidità e le recentissime piogge.

C’è nebbia da non vedere a due metri da San Domenico in su, ma non piove: è già un notevole progresso. Salendo trovo alcune mandrie di mucche e caprette in transumanza. Ma sopra i 2000m i pascoli fanno ancora fatica a rinverdire. Solo i primi fiorellini appaiono con esuberanza nella nebbia, creando l’unico piacevole contrasto dentro una generale visione grigia.

In vetta solo nebbia, vento freddo e le ultime tracce di neve bagnata. Ma non disdegno affatto fare due passi da solo quassù. Penso a quanto ci ricorda BeppeLey. Questa società ci organizza ogni momento, per renderlo monetizzabile. E noi ci autoconvinciamo che sia del tutto normale. Così, quando abbiamo del tempo libero non sappiamo più come usarlo, privi ormai di ogni autonomia. La libertà, così importante, sappiamo davvero cos’è? E ci rivolgiamo ai viaggi organizzati, avventure d’agenzia; non importa con chi si va o la ricerca di un percorso, basta che sia tutto garantito e magari avere la foto della conquista pronta da mettere su Facebook. E dire che basta poco per un attimo di libertà, non è nemmeno un problema la crisi. Basta prendere e andare. Camminare, arrampicare, dove si può, senza farsi contagiare da obblighi di moda o omologazione. Usare l’informazione, non esserne usati.

Ci penso mentre scendo nel silenzioso grigiore generale, quando ecco spuntare un drappello di curiosi individui attorno ad un ancor più curioso monumento imbavagliato. Mi ritrovo nel bel mezzo della celebrazione del moai di San Domenico da parte del Baratonga! Questo moai è la divinità che protegge i velisti d’alta quota. Ce n’è uno anche al decollo sotto la Punta Pian Spigo. Ho quindi l’onore di documentare questa celebrazione nel suo momento culminante, prima di ridiscendere a valle dove il sole torna a far capolino tra le nuvole. Bella giornata tra piacevoli imprevisti!

Primula pedemontana

la primula pedemontana, o piemontese, cresce spontanea su pareti rocciose o tra fessure.

Anemoni

Anche gli anemoni fanno il possibile per farsi notare.

Sotto il cumulo

Finalmente sotto le nuvole.
Nessuna foto di vetta, sarebbe meglio parlare di foto di nebbia, ma non sarebbe il massimo dello spettacolo.

Sprigionamento

Il moai sta per essere liberato!

Il moai

Eccolo!

Inaugurazione

Il moai risplende nel momento culminante del culto…

Geometrie

Geometrie di lose…

Rocca di Lities

I velisti scendono con un volo! Alla prossima!

Similitudini

Ah no, beccatevi un altro moai, rinvenuto presso il decollo posto sotto Punta Pian Spigo durante lo scorso inverno. Il moai è quello di sinistra. A destra un fedele durante l’adempimento della liturgia.

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9 thoughts on “Moai

  1. Bellissima!!!!

    E bello anche il MOAI, ma sinceramente una bella “MASCA” l’avrei trovata più autoctona e probabilmente più funzionale!

    Saluti a tutti!

    ROK 64

  2. Quello con il pile azzurro lo conosco……
    A parte questo, mi è capitata tante volte una giornata così, magari dopo aver preso un giorno di ferie perchè le previsioni davano bel tempo; e allora? allora si va lo stesso, che il tempo bello è solo uno degli elementi che possono rendere bellissima una giornata a spasso per i monti!

  3. Scrive Franco Michieli (personaggio straordinario… che apprezzo tantissimo…) nell’articolo “Il tempo in vendita”:

    […] “Alpinismo ed escursionismo, il cui pregio più grande è stato il loro far parte della sfera del gratuito – che non vuol dire senza spese, ma piuttosto che appartiene al tempo interiore della persona, come gli affetti, i sentimenti, la fede, o la memoria di certe opere d’arte con cui ci si sente in totale sintonia – rischiano di diventare l’opposto di se stessi, anche se esteriormente paiono le medesime attività di prima. E invece no: una cosa che si compra non ha niente a che vedere con ciò che nasce da una relazione spontanea, anche se il desiderio di partenza è simile.

    E’ l’attacco al nucleo più interno della persona a quello spazio di intimità che ciascuno dovrebbe sempre e comunque poter conservare in sé, a fare la differenza. ” […]

    A me piace tanto come tu ti approcci alla montagna.

    Mi piace quello che dici:

    “Basta prendere e andare”.

    E dimenticarsi il mondo, almeno per qualche ora.

  4. Pingback: Anello Pianardi – San Berné – Frassa – Pianardi « I camosci bianchi

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