Rossanera

Il ferragosto alternativo: passare una giornata lontani dalle folle e in posti bellissimi. Possibile, sulle nostre Alpi Graie, nemmeno troppo lontano da casa.

Quando con Angelo cerco un’escursione o ascensione facile l’occhio cade rapito dall’esemplare itinerario proposto da Gian Carlo Grassi sulla traversata delle tre punte satellite della Grivola. Nera, Bianca e Rossa. La relazione è sintetica e consiglia tuttavia corda, piccozza e ramponi, che noi lasciamo a casa preferendo una semplice camminata fin dove possibile. Con noi c’è anche Paolo, si defila Clà che non si fida (delle previsioni?).

Saliamo al Vittorio Sella (ottimo trattamento), dove il perplesso gestore già ci ammonisce sulla presunta facilità del nostro itinerario. Le creste sono esposte, delicate, ripide e necessitano almeno di una conserva su roccia. Pazienza, si va a vedere e si valuta lì.

Un’alba spettacolare ci accoglie sui pianori del Lauson, dove branchi di stambecchi pascolano tra i sentieri. La salita al Colle della Nera è semplice: un sentierino si addentra in un ripido imbuto coperto di detriti che rendono faticosa la salita. Da qui in avanti la situazione è più facile del previsto, in quanto il sentierino arriva in vetta alla Nera (3693m) senza nessuna esposizione nè difficoltà. Ottima la vista sul Ghiacciaio del Trajo, con il suo crepacciato cammino verso valle.

Tentiamo di proseguire sulla Bianca, dove alcuni torrioni di roccia friabile obbligano passi di arrampicata sul II (su un primo risalto troviamo una sosta). La roccia inoltre è spesso verglassata dalla brina notturna. Aggiriamo un altro torrione sul versante meridionale, dove un semplice passaggio obbliga una notevole attenzione a causa dei ripidi detriti estremamente instabili e verglassati. La roccia è già cattiva in cresta, figuriamoci se devi aggirare uno spuntone.

Sul più bello il ghiacciaio risale fino ad appoggiarsi ad un invalicabile gendarme. Un ometto indicatore non lascia dubbi: per passare occorre fare alcuni metri sul pendio ormai in ghiaccio vivo. Avessimo almeno 10m di corda potremmo tentare un gran salto, ma senza c’è il rischio che il gran salto diventi un GRAN SALTO nei beati territori di caccia. Pazienza, si torna indietro, era previsto nell’improvvisazione della giornata.

Giusto per inciso: sempre, ma soprattutto in determinate situazioni, giornate ed itinerari “di scoperta” tornare indietro su un imprevisto non è poi così deludente. Anzi, fa parte del previsto. In certe situazioni conta solo l’ambiente, il tentativo, la curiosità di andare a vedere. Il gioco è questo, non l’arrivare – obbligati ad arrivare? Ma arrivare dove poi?

La cresta della Rossa dal Colle della Nera appare assai ripida. Per un po’ ne sono attratto, ma non voglio lasciare nessun compagno in giro per detriti, e poi risulta evidente che è più di F quell’arrampicata verticale su roccia friabile. La relazione dice di aggirare in caso di difficoltà. Certo. Dove? Scendiamo nuovamente il Colle della Nera, dove ora i detriti offrono una veloce e divertente progressione. Risaliamo al Colle della Rossa, e con un’ultima faticosa e semplice salita siamo sulla vetta.

Detriti. Si cammina su tanti detriti.

Ma la visione della Grivola è immensa: una montagna bellissima da vedere, certo non da toccare. Si vede anche il piccolo Bivacco Balzola, che offre appoggio alla cresta des Clochettes. Lì sulla cresta, al sole, così piccolo che quasi non lo vedi suscita quando lo individui in tutto quel sole sensazioni dolci e melanconiche al tempo stesso.

Scendiamo su sentiero poco evidente al Bivacco Gratton, un classico apollonio. Quindi un ottimo sentiero ben connesso ci facilita un po’ i 1700m di dislivello che ci separano ancora da Cogne. La discesa nel Vallone del Pousset è davvero consigliabile. Ampi pascoli preludono ad un finale tra fitte conifere assortite. Giungiamo stanchi e soddisfatti nella folla ferragostana di Cogne.

Info traffico: l’itinerario che sale alla Rossa dal relativo colle è molto frequentato. Invece sul Colle della Nera e relativa punta non abbiamo trovato nessuno.

La cavalcata su queste creste spaccate, consumate dai venti e dalle intemperie, attraverso un angolo solitario del Gran Paradiso alla scoperta di vette da lungo tempo dimenticate, riporta a calpestare le orme dei pionieri di settant’anni fa nell’atmosfera cristallina dei 3500m. – G.C. Grassi

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One thought on “Rossanera

  1. La triade della Grivola è da un po’ che mi gira in testa… per adesso l’ho sfiorata con il tuo racconto, mi piacerebbe un giorno calcare la polvere di quelle creste! Grazie per le bellissime sensazioni. Gp

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