Bessanese – Spigolo Murari

Continuiamo l’estate con un’altra proposta scelta da Gian Carlo Grassi nella sua guida delle Valli di Lanzo e Gran Paradiso. Oggi tocca allo spigolo Murari, uno slanciato e famoso tagliente a fil di cielo, così evidente e delineato da risultare il simbolo architettonico dell’Uja di Bessanese (3604m).

L’espostissimo spigolo si trova sulla parete NE della Bessanese e prende sole per buona parte della giornata. Si avvicina in poco più di 1h30′ dal Rifugio Gastaldi, percorrendo il filo della morena dietro il rifugio. Intorno ai 2800m si scende sul ghiacciaio (oggi necrotico), lo si attraversa e si sale sotto la parete attraversando verso sud, raggiungendo brevemente le morene. Si torna verso nord-ovest, fino sullo spigolo-diedro con la sosta attrezzata.

All’inizio la salita non è evidente, sulla prima lunghezza si sale verso il filo di sinistra del diedro (più facile), poi si prosegue a destra su uno spigoletto facile (si va via slegati o di conserva). Individuata la parete triangolare si attraversa a destra, raggiungendo la sosta sullo spigolo che si segue poi senza possibilità di equivoci fino in vetta. Per il primo tratto è molto utile questa relazione di tapion, lafiocavenmola, compresa la foto che indica dove attraversare.

Gli ultimi cento metri sono sotto il segnale Rey, dove lo spigolo muore. Lì si sale la parete, senza più trovare soste, ma buoni spuntoni. L’impressione è quella di arrampicare su una grossa frana verticale, un castello di carte costituito da solidi ed enormi roccioni. Un’ultima sosta proprio sulla cengia a pochi metri dal segnale e siamo in vetta. Ci abbiamo messo quasi un’ora ad attraversare dal Rey al Baretti sulle cenge del versante Est. Delicato. Dal Baretti in poi abbiamo messo via la corda, preferendo la via normale alla doppia strapiombante dal segnale.

Ci abbiamo messo quasi 7h dall’attacco. Metterci 3-4h come indicato sulla relazione di Grassi secondo me significa salire per buona parte slegati, o di conserva (inutile, su uno spigolo così ripido).

Quel che conta è che è stato un itinerario bellissimo, da fare in una bella giornata. Si arrampica sempre sullo spigolo, mai difficile, badando ad alcuni roccioni mobili. L’ambiente è severo e splendido. Le sensazioni sono indimenticabili. Faticosissimo, ma consigliatissimo. A forza di seguir lo spigolo (vietato uscirne, la roccia non perdona) ho anche fatto un torrione in più, ma va bene lo stesso. Lo spigolo Murari, una classica accarezzata da tanto tanto tempo, non ha deluso.

Ringrazio Ziano, il compagno di più lunga data nell’aver pensato questi sogni, per aver colto l’occasione ed esser salito come sempre con un’ottima proprietà della situazione, condividendo il tranquillo piacere per la montagna. Eccellente il trattamento al Rifugio Gastaldi, la nuova gestione è molto corretta e gentile. Consiglio una visita a questo rifugio. Un saluto alle due cordate con cui abbiamo piacevolmente condiviso buona parte della salita. Discesa eterna lungo la normale francese… certo non sarebbe male una bella linea di doppie in Italia.

Ricordo che all’inizio della mia attività alpinistica salire alla vetta della Bessanese per una delle sue creste era una meta ambita e importante. Chi non ha sognato di salire al Cervino? Non esiste forse in ogni massiccio, fra le montagne di casa, almeno una vetta o cima che venga con il Cervino identificata? La Bessanese, con la sua mole sì massiccia, ma altrettanto ardita, isolata, rappresenta la ripetizione di questo simbolo. – G. C. Grassi

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36 thoughts on “Bessanese – Spigolo Murari

    • Grazie.
      …sant’urs, hai visto che reasiun alla doppia!
      Comunque anche io penso che metter soste non sia come fare scalini o funivie. Anche se quel che dice Marco B. fa riflettere, perché ovviamente un certo tipo di proponimento non deve essere l’incipit per una degradazione progressiva della montagna.
      Oh, poi pazienza, io la Bessa l’ho sempre salita e scesa così, mi sta bene anche così.

      Ieri ho detto a Clà che sono per la Bessanese appiattita e omologata al consumo, con lo spit per la calata. Mi ha calato una bastonata in testa. E dire che la Bessa un po’ piatta di suo lo è già…

      • sorbole, c’è stato uno scatenamento! Chi la vede così e chi cosà, è stato anche rispolverato il perfido predellino, ah,ah,ah. In buona sostanza vuol dire che qualcuno il tuo blog lo legge. Combattivo come non mai il JCR !

  1. Ho già espresso il mio parere sulle soste al Murari, che trovo semplicemente “imbarazzanti”. Anche noi avremmo voluto le doppie a spit per scendere dalla Brendel verso il Fateuil des Allemands, ma ce le siamo attrezzate (20) con quello che avevamo e siamo scesi lo stesso. Dalla Dionisi alla Bessanese si scende tranquillamente disarrampicando qualche breve passo, e le doppie sarebbero solo una forzatura inutile per una montagna del genere.
    Lo so che non condividete il mio pensiero, e va bene così. Ma finchè si correrà il rischio di far passare una logica a mio avviso sbagliata, ci saranno rompiballe come me che continueranno a dire la loro. Inoltre i “green peeks” potrebbero presto entrare in azione…

    marco

  2. Dimenticavo: c’è un documento sottoscritto dal CAI e dal CAAI, più altre associazioni, che si chiama “Tavole di Courmayeur”. In esso sono racchiuse le linee guida per un “corretto” approccio alla montagna, un contenuto secondo me ancora valido ed autorevole. Si dice chiaramente che lo spit è tollerato ai punti di fermata su vie ad alta frequentazione, ma, attenzione! non bisogna invece pensare allo spit come mezzo per migliorare la frequentazione di una montagna! Il Murari è un’ascensione facile ma riservata a “buoni” ed allenati alpinisti. La discesa “interminabile” lungo la normale e l’ipotesi della Dionisi scoraggiano molti ripetitori? E allora? E chi l’ha detto che debbano essere di più? Chi vuole fare quell’ascensione deve optare per le soluzioni naturali e basta, qualsiasi “aiuto” ulteriore è sbagliato e “pericoloso”. Lo è perche sennò, cari amici, si rischia di legittimare anche il semplice ma orribile predellino di Lities, giustamente eliminato da Renato.

    Buone scalate a tutti

    M.B.

  3. Ma chi se ne fotte delle Tavole di Coumayeur e delle linee guida del Cai, del Caai e delle altre associazioni e del corretto approccio alla montagna e delle vostre venti doppie e del fatto che hai salito la Brendel e ci tieni a farlo sapere. Io vorrei un mare di spit ovunque per mungerli uno a uno e salire in montagna così come percorro la Torino Milano.

  4. caro jcr, circa la tua capacità di mungere rinvii non nutro alcun dubbio.
    In ogni caso io nei miei interventi, pur avendo un’opinione diversa dalla maggioranza qui, non ho mai mancato di rispetto a nessuno ed ho cercato sempre di argomentare. L’episodio della Brendel non è per volontà di vetrinetta (e che sarà mai?), quanto per citare un caso in cui le doppie le davano per attrezzate e invece non ve ne era una sana! Un pò diverso dalla Bessanese dove si scende agevolmente senza il bisogno di una doppia. Del resto, se si lascia la possibilità di commento, ognuno è libero di dire la sua. Perchennò, anche fanfaronate.

    Saluti M.B (o ajax se preferisci)

  5. Non conosco alpinisticamente la montagna in oggetto, in ogni caso se uno ritiene di dover o voler scendere in doppia e se le attrezza non vedo cosa ci sia di male, se poi le attrezza a chiodi, cordoni o spit (un po’ faticoso portarsi il trapano) sono fatti suoi. Di doppie attrezzate sono piene le Alpi e non mi pare che ci voglia il patentino per piazzarrle qui piuttosto che la’. Resta il fatto che poi qualcuno puo’ sempre levare tutto ma qui si entra nei casi patologici di medicina che non e’ il caso discutere qua

  6. m.b ajax block65 leggo spesso sul forum di gulliver le tue prese di posizione a volte le condivido a volte mi fanno incazzare in quanto pretestuose, questa appartiene alla seconda categoria. Potrei anche dire che dalla punta Brendel avresti potuto salire in cima alla Noire e poi scendere per la normale dove si scende “agevolmente”, almeno per me, ma non lo hai fatto. Proprio in questo “almeno per me” sta la differenza, ognuno ha i suoi limiti e spesso trova in montagna delle agevolazioni come le doppie o corde fisse a spezzoni o ometti di pietra. Chi stabilisce il limite delle agevolazioni su una montagna? Tu? Non credo e neppure io naturalmente. Se poi le doppie sulla Bessanese sono inutili non credo che qualcuno se ne faccia carico ma se qualcuno volesse metterle non vedo per quale motivo dovresti schiodare (green peaks, una proposta per un futuro migliore?)

  7. Suvvia Silvano, seguindo il tuo ragionamento allora chi rivendica il predellino ne ha diritto e ragione. E’ molto semplice: chi vuole salire il Murari dovrebbe farlo semplicemente come si è sempre fatto, ovvero scendendo per la normale o disarrampicando facilmente per la Dionisi. Punto e basta. Il limite si spezza nel momento in cui si “pretende”. Per quanto riguarda la Brendel, avevamo salito la Grassi – Bernardi e finire in punta alla Noire per scendere dalla normale non era proprio la cosa più logica, visto che gli apritori erano calati nel camino – canale (forse Murari e Travinel avevano attrezzato delle doppie?). Se poi vuoi paragonare gli ambienti, che sono molto diversi, fai tu. il limite delle agevolazioni lo stabilisce il buon senso.
    Comunque chiudo, perché non credo che questo bel sito debba diventare la copia di gulliver o di fuorivia.

    mb

  8. Ecco, bravo! Visto che hai iniziato tu con commenti per i quali questo non era il luogo adatto, e visto che te ne sei accorto, chiudi e vai in pace ad attrezzarti doppie in quota e a schiodare vie. Portati il cemento per tappare i buchi.
    jcr

    • Io non ho fatto nessun commento fuori luogo, ma di contenuto e solo di conseguenza a certe affermazioni. E’ gente come te alza i toni e abbassa il livello dello scambio di “idee”.
      (Per la cronaca: io non ho schiodato mai nulla altrui ne mai chiodato soste in quota, visto che non hai capito un accidente)

      M.B.

  9. effettivamente hai subito puntualizzato sulla eventualità di allestire delle soste per le calate. sappiamo benissimo come la pensi, non è il caso che ogni volta…
    io sai perchè avrei voluto le calate??? quando sono arrivato al Pian della Mussa avevo dolori forti alle ginocchia; comunque ce l’ho fatta. a volte ho l’impressione che voi green peaks criminalizzate gli spit perchè come dire…se il Murari lo salgono più alpinisti diminuisce il vostro prestigio…o sbaglio?? ciao

    • Ziano, hai la mia massima simpatia e il mio massimo rispetto, davvero, ma mi sembra che sei un pò de coccio… Ma pretendi che su un blog non si “puntualizzi” se la si pensa diversamente da te? Su fuorivia o gulliver avresti vita breve. Eccerto che puntualizzo! Le tue argomentazioni oltretutto appaiono un pò debolucce e semplicistiche. Qui il prestigio non centra un accidente, centra il buon senso, anche un pò d’umiltà se vuoi. Il tutto si risolve a un discorso molto semplice: le vie si fanno solo se le si sa fare, il che implica, se serve, anche un lungo ritorno a piedi. Questo dovrebbe essere il principio. Ce l’hai fatta? Benissimo! vuol dire che le calate che auspichi sono davvero inutili. Quando le tue ginocchia non ce la faranno più, opterai per mete consone alle tue condizioni fisiche. Se tutti la pensassero come te, allora bisognerebbe facilitare le salite alpinistiche a tutti! Dove sta scritto che sia un bene che sulle montagne salgano più alpinisti, se il prezzo da pagare e quello di mettere ridicole soste su una via dove si sale di conserva e in scarponi? E meglio che salgano semmai meno alpinisti, ma più preparati ad affrontare ciò che la montagna naturalmente oppone, compreso un lungo rientro. E non si sta parlando di vie a media bassa – quota, dove peraltro qualcuno vorrebbe, se possibile, il full-spit. Se vai in Dolomiti trovi gente (scalatori medi, non “forti”) che scala e basta, su vie di 30-40 tiri e con 1 chiodo per sosta. Li non c’è nemmeno il tempo per pensare a certe cazzate. Altro che Murari e doppie dalla Balduino (con 6-7 cordate l’anno!). Prestigio de che? Stai bene.

      P.S. vi aspettiamo tutti all’Orco Trad Fest a Ceresole Reale il 22 settembre, anche i repubblicani dello spit!

      M.B.

  10. Ho letto con molto interesse (e divertimento) i commenti qui sopra. Mi fa molto piacere che ci sia gente così appassionata di montagna da scannarsi su un tema di scottante attualità quale “soste si- soste no”. Quelle lungo lo spigolo ho provato ad usarle ma i tiri erano troppo lunghi e recuperare 50 m di corde striscianti che si impigliavano qua e la superava di molto le mie capacità.
    Alla fine siamo andati su in conserva “a moda vecchia” e credo di non essermi esposto a troppi rischi utilizzando anelli di cordino, passaggi di corda dietro gli spuntoni ecc nei punti piu critici. Per questo le soste lungo la salita le giudico poco utili al di la del loro senso etico.
    Quanto alla discesa sulla baldovino credo che l’itinerario non abbia sufficente pendenza per fare doppie e che sia maggiore il rischio di sassi smossi dalle corde o impigliamenti di quanto sia il vantaggio.
    Forse sarebbe da valutare l’idea di un tratto di funivia che colleghi il segnale baretti al collerin …
    W la bessanese!!!
    Gigi Ubaudi

    • Ciao Gigi, benritrovato!

      In effetti in tanti dicono he le soste sulla Murari sono poco utili. Io le ho trovate per lo più abbastanza utili (poi non so come era la situazione prima) e ne ho usate molte.
      Se sei salito in conserva su uno spigolo così ripido vuol dire che sei bravo.
      La funivia io te la appoggio solo se scende direttamente a Bessans, così creiamo un caso internazionale 😉

      Se ti va combiniamo una volta far due tiri in valle da qualche parte… in attesa delle sciate. Ciao!

    • Tiri alterni, of course!
      Grazie Beppe, dai faremo una salita delle nostre: facciamo venire anche Gp ventefioca!
      Ps: lo spigolo non è tecnicamente difficile, ma d’ambiente e delicato, occorre allenamento per lunghezza di cammino e arrampicata.

  11. Gent.Sig. M.B.
    Mi permetto di dissentire da quanto Lei afferma. Apprezzo il fervore con cui Lei difende la purezza e l’elitarismo dell’alpinismo, ma desidero tuttavia sottolineare come tutto ciò sia assolutamente obsoleto e contro ogni legge di crescita economica. La montagna è un bene da sfruttare, come una miniera o un pozzo petrolifero. E’ interesse delle aziende leader produttrici d’articoli per montagna portare alla frequentazione della stessa il più alto numero di persone possibile, l’imperativo è difendere i fatturati in un momento di forte crisi e prepararsi ad una crescita per i prossimi dieci anni. L’ultimo trentennio è stato determinante per la scelta direzionale, si è riusciti a portare in montagna un numero di persone che era impensabile alla fine degli anni sessanta. L’avvento degli spit e dell’arrampicata sportiva su vie attrezzate è stato un fattore vincente, la montagna facilitata è uno dei mezzi attraverso i quali si può far salire la massa e sfruttare economicamente l’alpinismo, sul quale, a differenza dello sci, fino ad alcuni anni fa era considerato economicamente meno vantaggioso investire.
    La sponsorizzazione di scalate tradizionali e di imprese alpinistiche di rilievo è un mezzo per attrarre l’attenzione della massa sulla montagna; ma l’alpinismo tradizionale ed elitario non interessa il produttore; il mercato sta appunto nella massa. Si auspica che in futuro la montagna venga sempre maggiormente strutturata per la fruizione facilitata, e già si rivelano vincenti le scelte di attrezzare aree sempre più ampie ed importanti: buoni esempi sono le pareti chiodate a spit nelle zone del Monviso e del Bianco, esempio che dovrà essere seguito dai gestori dei rifugi e dalle Guide anche di altre aree alpine, con il coinvolgimento delle aziende produttrici di materiali, le quali dovranno pensare ad investimenti mirati in questo senso per supportare e agevolare tali iniziative.
    Cito un esempio: lo scialpinismo si è trasformato in trent’anni da sport elitario a sport di massa.
    C’è un mercato da sfruttare, un mercato che deve diventare ancora più ampio, bisogna aiutarlo a crescere investendo oggi per raccogliere domani, anche in termini di occupazione.
    Quindi, mi dispiace molto per Lei e per coloro i quali si sentono depositari di una grande tradizione alpina, ma il mondo guarda in direzione opposta (l’Everest è già da molto tempo meta di spedizioni commerciali). Non interessa vendere poche paia di scarponi o di scarpette d’arrampicata ad un ristretto gruppo di puristi dell’alpinismo, interessa venderne un paio ad ogni persona tra i quindici e i settant’anni.

    La ringrazio per l’attenzione
    Con l’occasione Le esprimo la mia ammirazione per la Sua attività alpinistica e Le auguro un buon proseguimento.
    Cordiali saluti

    S.R. (A.D. di una società di ricerca e consulenza marketing aziendale)

    • non entro nel merito generale dell’articolo che condivido solo in parte nel senso che non tutto deve essere necessariamente commercializzato per forza, va ammesso tuttavia che il progresso tecnico anche di coloro che reclamano meno gente in montagna è dovuto alla massificazione della montagna, non esisterebbero le scarpette tecniche di oggi se non ci fosse un mercato di massa, le piccozze ed i ramponi sarebbero certo non quelle di oggi, nè esisterebbero i luccicanti e lussuosi friend che i trad si appendono all’imbraco. Occorre dunque una grande volontà di mediazione, ammettere che il mondo cambia e cercare di pilotare questo cambiamento e non solo tentare di frenarlo o rifiutarlo.

  12. saluti da Riccione, almeno qui nessuno si preoccupa se nuoto con o senza tavoletta! grazie a M.B. per la simpatia ed il rispetto che nutri per me, la cosa è reciproca, ma non credo tanto nell’umiltà di certi soggetti. non sono un fans dello spit ma neache lo criminalizzo. non amo le “spedizioni commerciali” ma non riesco ad essere così categorico , proprio per questo di sicuro non mi metto a discutere sui siti. ciao ciao

    • Osi nuotare con la tavoletta?
      Ora, a parte che l’unica tavoletta ammessa è quella di Courmayeur, nuotare con la tavoletta è sbagliato e poco rispettoso del mare. Scusa se te lo dico, ma mi pare pericolosa la tua logica. Vogliamo banalizzare il mare, renderlo piatto, iperfrequentato da tutti? Ricorda che la sicurezza non sta nella tavoletta, ma nella tua capacità di affrontare le onde che il mare naturalmente oppone.

      • Forse a voi l’unica tavoletta che vi sta bene è quella su cui vi sedete… quando non ci sono più spit sotto il sedere…ed è una tavoletta che si alza e si abbassa…poi si tira l’acqua

        galadriel

        ps. caro M.B., io e te non la pensiamo allo stesso modo perchè tu sei troppo “old-trad” (mi sa che per la fessura che hai in cantiere però ci vorrà pitbull “tarallo”. Dopo Bagonghi chi lo tiene più…)

  13. Con Marco (ajax) abbiamo aperto parecchie vie nuove, in alto e in basso. Molte volte abbiamo evitato in modo categorico di mettere gli spit perchè era il luogo stesso, con la sua storia e la sua natura a stimolarci un grande rispetto. E la montagna stessa ci offriva la possibilità logica di salita senza dover bucare la roccia. Se così non fosse stato saremmo tornati indietro e basta (come molte volte del resto). Delle altre volte, in terreni più da scalata che d’alpinismo a dire il vero, abbiamo usato lo spit con parsimonia, sulle placche, e lasciato le fessure da proteggere. Anche nei riattrezzamenti, si è ragionato sulla storia e l’etica generale del luogo. Sì è anche deciso per qualche spit in più se valeva la pena salvare un itinerario dall’oblio e dall’erba. Certamente si è anche sbagliato. Non siamo contro gli spit. Ma gli spit alle soste del Murari e le calate che qualcuno prospetta alla Balduino, non sono affatto un gesto “d’amore” verso una montagna che rischia l’oblio. Sono semmai l’immagine dell’egoismo e del limite di chi è capace di vedere quest’ultima solo con gli occhi del proprio tempo.

    Roby

    • aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh
      basta per favore l’abbiamo capito, l’egoismo, il limite, tornare indietro, essere allenato, lo abbiamo capitoooooooooooooooooooooooo.
      Magari qualche volta andiamo anche avanti. Grazie mille

  14. Per Galadriel: come ben sai, io e te non la pensiamo allo stesso modo (ma che fai, intervieni pure qui? Tornatene su “fuorivia” che qua già fatico io che sono un “moderato”)

    Vorrei riportare un pensiero dell’amico Maurizio Oviglia, che credo sia importante per riflettere ancora di più sulle azione future (me compreso): “…Fa poi amarezza leggere certe frasi, a giustificazione degli spit aggiunti, del tipo – chiodata il giusto per non ammazzarsi – quasi chi ha aperto queste vie, il più delle volte senza nut e senza friend, ci fosse andato per ammazzarsi! E poi, quale sarebbe il ‘giusto’? E’ ovviamente soggettivo, lo può indicare solo un apritore, interpretando una certa linea con una determinata etica (quella dei suoi tempi e dettata dalle sue capacità) che egli ritiene più opportuna. Ecco una valida ragione per cui una via non deve essere modificata o stravolta da quanti vengono dopo…”.
    Talvolta penso sia difficile rispettare rigorosamente questo pur giusto principio, così come altre volte è particolarmente insopportabile violarlo.
    Io dico che ci vuole tempo, umiltà e un pò di buon senso da parte di tutti. Non già per schiodare tutto quello che, a torto o a ragione, abbiamo magari ritenuto giusto, ma per comportarci diversamente in futuro. Se per me questo è valso tassativemente nelle aperture in montagna, farò in modo che valga il più possibile anche in futuri riattrezzamenti in bassa quota, dove pur penso che qualche spit possa essere la giusta ed inevitabile mediazione. Dobbiamo cioè metterci il più possibile dalla parte degli apritori e pensare se, veramente, aggiungendo degli spit facciamo il bene della via e della storia, oppure rispondiamo ad un nostro egoismo ed ai nostri limiti. Dobbiamo necessariamente fare dei passi indietro perchè troppi “passi avanti” portano alla morte di quel minimo di avventura e di incertezza della riuscita che ci è rimasta in arrampicata e in alpinismo. Del resto, se qualcuno mettesse degli spit sulla “Cresta Rossa” della Punta Maria, anche il buon Flaco “No trad” credo inorridirebbe (sulla traversata della Mezzenile, qualche maldestra guida francese l’ha gia fatto sulle doppie per portarci i clienti! E lì, lo dico, la tentazione di farli saltare è stata forte!).
    Mi spiace che qualcuno sia così insofferente all’argomento e ai miei interventi, perchè a me interessa l’opinione degli altri anche se contraria. Perchè s’impara sempre qualcosa. L’insulto o lo sbeffeggiamento mostra i connotati e la levatura di chi li fa, pro spit o traddisti che siano.

    M.B.

    • Caro Marco,
      non devi assolutamente faticare qui, è solo un blog qualunque, non un forum/newsgroup. Al limite dovrei faticare io a eliminare i commenti anonimi e ingiuriosi che non mettono in qualche modo una firma a quanto espresso.

      Accidenti, fatico sempre di più a darti torto, ma qualcuno deve pur prendersi la briga di farlo 🙂
      Penso che quanto affermi sopra sia molto interessante e ponga giuste riflessioni per chi voglia in particolare richiodare una via come accaduto sullo spigolo Murari.

      Io sono insensibile a quell’etica e penso che una sosta a chiodi possa essere tranquillamente sostituita con una sosta a spit, ma sulle vie più ripetute, che già di per sè abbondano di chiodi e cordoni vari abbandonati dai ripetitori e che probabilmente già hanno modificato la natura della via.

      Ci sono sicuramente vie che oggi presentano meno chiodi di quanti ce n’erano in origine, e altre che ne hanno molti di più.

      Ogni via dovrebbe meritare un discorso a parte.

      Ad esempio, una via come la Malvassora al Becco ha un mucchio di chiodi e belle soste che penso non mi farebbe nessuna differenza come natura della salita se tali soste fossero a spit. Spit che sostituisce il chiodo, non di aggiunta. Poi per quanto mi riguarda può rimanere così per sempre, è così ripetuta che probabilmente è sempre ben “sostata”.

      Ci sono vie così classiche che perdono il diritto d’autore, come le canzoni, diventano popolari. A volte a scapito degli autori stessi, gli scappano di mano.

      Se poi un apritore non vuole esplicitamente che una via abbia lo spit allora non si discute nemmeno.

      Ci sono poi posti che per natura e storia ci pare giusto che non subiscano mai alcuna modifica. Allora lì, sì, sarò contradditorio, ma non mi piacerebbe sapere che un giorno lo spit sia arrivato ovunque sulle vie del passato, ad esempio su vie come la est delle Jorasses o il pilastro Castagneri (per dire).

      Infine penso che la montagna sia una cosa molto intima e personale. Per me è egoismo pensare di potermela cavare contando solo sulle mie possibilità. Non cerco l’avventura, apprezzo quando trovo un chiodo lasciato da un ripetitore, per me è già un’avventura ripetere. Apprezzo ogni segno di solidarietà e umanità dell’andare in montagna.

      Ma è una cosa che vale per me, non voglio convincere nessuno; per altri è del tutto legittimo che sia vero invece ritenere egoismo l’avere uno spit per sentirsi più sicuri nel passare. Quindi pazienza se qualcuno penserà che non amo la montagna e che ho poco rispetto per il passato.

      Volevo infine precisare una cosa sulla frase finale di questo post. Non pensavo affatto ad una linea di calata sulla Balduino o altra via storica. La mia allucinazione era ben più forte: una nuova via moderna, del tutto indipendente. Sinceramente penso che nessuno ci stia pensando e non so nemmeno se quella montagna ne abbia ancora la possibilità.

      Buone salite a tutti

  15. Pingback: Una montagna da sogno « I camosci bianchi

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