Giardonera

L’escursione proposta oggi è la salita alla Cima Giardonera (2784m). Come tutte le cime che contornano il Vallone Vassola presenta ampi pascoli interrotti da strane architetture di gneiss; distese sterminate dove è raro incontrare qualcuno, anche i sentieri sono da ricercare.

Per aggiungere interesse alla salita è possibile entrare nel Vallone Vassola, dopo esser partiti da Vonzo ed aver superato i Chiappili. Quindi si sale per il sentiero del Colle della Terra, ma presso l’alpe Balmot o quello dopo si fila via a destra, indietro verso altri alpeggi. Il sentiero è affascinante, percorre una cengia tra pareti e curiosi bizzarri monoliti rocciosi (un disordine disciplinato).

Senza perder tempo presso altri alpeggi, saliamo poi direttamente verso l’alpe Trai, dove ci ricongiungiamo con il sentiero 325. Da qui si seguiamo fedelmente la traccia fino al Pian di Lee e il suo simpatico laghetto.

La giornata è caldissima, benchè a tratti velata da cirrostrati. Dal laghetto in poi abbiamo improvvisato – per pigrizia non ho una carta e nemmeno letto una relazione, in effetti l’idea è solo di fare due passi in cerca di una strada che ispiri. Oltrepassato il lago saliamo sicuri del fatto nostro sotto una evidente parete nera (ops, all’andata ci siam passati sopra, ma sopravvoliamo il dettaglio). Un antico sentiero ancora traspare, incerto: lo ravviviamo con qualche ometto. Ridendo e scherzando siamo all’Alpe Truna. È tutto un gran complesso di baite diroccate (alcune sopravvissute in quanto aventi indistruttibili tetti ad arco di pietra). Segno di gran sfruttamento dei pascoli nei secoli passati. Appare anche un curioso ometto conico!

Arriviamo all’ampio spartiacque, noto probabilmente come Colle di Nora, aperto tra la catena del Monte Tovo a est e la Giardonera a ovest. Saliamo l’ampio dosso orientale della Giardonera, inizialmente leggermente sul versante della Valle Orco. Curiosamente anche qui troviamo rari ometti, segno di altrettanto rari passaggi. La salita è a tratti ripida, su erba ciularina, insomma, quella che fa scivolare. E così arriviamo su questa persa, tranquilla, lontana vetta di spartiacque. In cima ecco un altro omettone a pianta circolare, questa volta cilindrico. Forse opera di qualche buontempone celtico, o chissà.

Si resta incuriositi ad ammirare un pilastro roccioso ad ovest. È più alto o più basso della nostra vetta? Forse, con l’omettone… magari alzando appena un po’ l’omettone… C’è anche una corda abbandonata, sembra, ma nessun ometto di passaggio sulla cima del pilastro. Lì per lì pensiamo di provare ad andare a vedere se si sale, poi il sole caldo mi intorpidisce e mi sdraio su una lastra montonata, dove scorgo la targa di vetta del CAI Rivarolo. Allora la vetta è qui? Dopo un nientesimo di secondo mi accorgo che non mi interessa un granchè tale irrisolta questione altimetrica.

Meglio godere della bella vista, l’assoluto silenzio, l’aria immobile e calda. Un piacere coccolante, una gran pace.

La discesa è lineare, seguendo questa volta integralmente il sentiero 325 fino alla quota 1701 (croce CEP). Per l’ultimo tratto prima della strada sarebbe comoda una roncola… segue un agevole ritorno a Vonzo nelle ultime ore legali del sole.

Con Paolo in una giornata decisa… strada facendo.

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7 thoughts on “Giardonera

  1. Belle foto flaco… Bellissima escursionie che mi manca in Val Grande.

    Ma allora in discesa hai fatto il 325? E’ percorribile? Bolli? Com’è la traccia? Si arriva direttamente sulla sterrata che arriva dal Pian di Vassola?

    Se hai la carta Fraternali, ci dai qualche dettaglio in più su quella croce?

    Dai, non tenerti tutto per te! Sai che le info su quella zona sono molto scarne in loco…

    • Ehm eh lo so, sono un po’ sintetico… ma non è che abbia più di tanto da dire…

      Non ho le Fraternali, ma posso fare riferimento ad esempio alla carta del CAI-sentieri.biz. Qua e là è un po’ lacunosa, ma tant’è.

      In sintesi… il sentiero è ben percorribile. Bolli un po’ sbiaditi, ma nessun problema. In discesa, poco oltre l’Alpe Trai occorre fare attenzione a non andare diritto, ma seguire i bolli sbiaditi verso la Vassola, in basso, agli alpeggi Rocciapian e Cialma.

      Poco prima della quota 1701 (altrimenti detta “Croce CEP” o nella carta del CAI “Testarebbo”) inizia un po’ di bassa vegetazione e la traccia diventa assai poco evidente. Ma stando sul filo della cresta si trovano sempre i bolli sbiaditi.

      Dalla croce in giù manca poco alla strada della Vassola. Ma occorre guardarsi un po’ attorno tra la vegetazione per trovare il sentiero originale, con segnavia ormai in parte occultata.

      Alcune note: tutti gli alpeggi sono ancora soggetti al transito di bestiame, anche quelli più alti. Quello al Pian di Lee è stato recentemente ristrutturato.

      La Croce CEP penso si riferisca al centro parrocchiale di Chialamberto, o qualcosa del genere. Negli anni ’80 vi si teneva ogni estate una gara di corsa in montagna, con gran polentata. A quei tempi il sentiero doveva essere ben tenuto… Poi arrivò la strada della Vassola e, per assurdo, l’abbandono…

      Se qualcuno ha info da aggiungere benvenga…

    • Bravissimo. Ho apprezzato molto le tue osservazioni pregevoli.
      Grazie.

      Insieme, tornando dalla Conca di Marmottere, abbiamo notato le indicazioni per il 325 occultate dalla vegetazione lungo la strada sterrata che arriva dal Vassola. Peccato che solo un relativamente piccolo tratto di questo sentiero (tra l’altro proprio quello iniziale, che dovrebbe invogliare a percorrerlo) non sia curato dalle amministrazioni che presiedono il territorio.

      La sentieristica è una risorsa? O è solo utile per i cacciatori?

      Bellissima osservazione: “Poi arrivò la strada della Vassola e, per assurdo, l’abbandono…”.

      Ma, tenendo conto dei recenti assalti alla diligenza verso i torrenti per produrre energia elettrica, non è forse un obiettivo celato, quello di lasciare un territorio abbandonato, proprio per preparare più facilmente la “strada” a progetti senza senso? Come quello da 20 milioni di euro per fare del Piano di Vassola una vera e propria diga ?

      Altro esempio:
      http://www.avaaz.org/it/petition/STOP_al_progetto_di_impianto_idroelettrico_con_derivazione_dal_Torrente_Soana/?cRiqydb

      Ci sono in Piemonte oltre 300 richieste di derivazioni d’acqua per scopi idroelettrici (in realtà una scusa bella e buona per fare un sacco di soldi grazie agli incentivi politici dei certificati verdi).

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