Ritorno sull’Autour

Neve d’Autour

Penso che la montagna sia una delle poche cure che lenisce ogni stress e affanno della vita, senza causare assuefazione e effetti collaterali. Ma non volevo iniziare così, passiamo al secondo paragrafo che è più pertinente all’itinerario di oggi.

Lo splendore della neve primaverile, la sua luce accecante, è senza dubbio un elemento che rende particolarmente affascinanti i pendii del Cima Autour (o Cima Casset, 3021m), nel Gruppo del Servin posto tra Balme e Usseglio.

Un’enorme distesa obliqua di pendii si snoda tra le pareti rocciose che precipitano dalla cresta che unisce il Servin all’Autour. Una distesa sospesa tra due salti rocciosi, perchè anche in basso una fascia di dirupi nega l’accesso al vallone del Servin, generando le spettacolari cascate del Pontat. L’itinerario  che percorre questo enorme balcone è certamente tra  i più affascianti delle Valli di Lanzo dal punto di vista delle gite scialpinistiche.

Si vorrebbe sempre fermare qualcosa dal benessere indotto da questi paesaggi. Solo le foto tentano invano di fermare alcuni ricordi. Ricordi di una bella giornata nel sole di queste vette accoglienti (discorso a parte per il fastidioso freddo vento sommitale, non esattamente “accogliente”, ma del tutto normale a queste quote). La sommità, dal mero punto di vista panoramico, è eccezionale, in particolare per la vista sulle vicine vette dal Lera all’Albaron, con al centro il Lago della Rossa.

Discesa su neve ahimè un po’ crostata dal vento.

Ringrazio gli autori di questa giornata (Clà&Gigi, Walter, Angelo, Massimo). Un ringraziamento particolare al dito di Clà (thermos issue).

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9 thoughts on “Ritorno sull’Autour

    • Santo Grahal! Mi onoro quindi di aumentare la dose, consigliando questa pregevole gita scialpinistica in un luogo oserei dire… perduto:
      Le Levanne
      Altro che Autour 🙂
      Io però… ehm… avrei un impegno… cioè volevo dire… ah sì: da piccolo baccelliere vi posso seguire solo a piedi o con lo sguardo ammirato ed il cuore palpitante, limitandomi umilmente a narrare le vostre gesta.

      • A me vien da dire… “Abbiamo già dato”, in primavera, a piedi, con notte formidabile al Leonesi ascoltando in radio la partita di un qualche Europeo (era l’epoca di Baresi ed Altobelli). Grazie agli sconosciuti che dimenticarono in dispensa un bottiglione di Bianco. L’intenzione era di riportarlo la stessa estate, quando ci saremo cimentati con la levannetta. Però la Levanetta è rimasta là, e la buta sostitutiva…

      • Ah vero, ricordo che me l’avevi accennato. Ho il sospetto che la buta sostitutiva sia già stata adeguatamente omaggiata 🙂
        La Levannetta però sembra interessante, bisognerebbe andare a trovarla una volta…

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