Perso tra le stelle

Corre oggi il ventennale della scomparsa di Robert Burnham Jr e mi fa piacere ricordarlo con le parole di Giovanni Anselmi nell’accorato editoriale di Coelum del febbraio 2006 e di Rodolfo Calanca nell’articolo pubblicato dalla medesima rivista di divulgazione astronomica.

Che malinconica e sconfortante vicenda quella di cui si occupa in questo numero Rodolfo Calanca parlandoci della breve vita di Robert Burnham Jr.

Pochi ricordano questo nome, anche tra quelli che abitualmente sfogliano la sua opera più famosa, e in pochissimi hanno sentito parlare della sua vita, segnata da un destino che, come vedremo, sembra dipanarsi (lo dico senza retorica) con l’incedere geometrico ed inesorabile della tragedia greca. Chissà di quali terribili colpe si era macchiato Burnham per meritare una simile sorte. Eh sì, perché nel suo caso non si ravvisano solo i tratti di una disdicevole ma tutto sommato normale serie di contrattempi, di cose andate semplicemente storte, di occasioni mancate… La vita insomma, quella che tutti noi sperimentiamo ogni giorno sulla nostra pelle o commentiamo con rassegnata filosofia assistendo alle disavventure altrui. Qui sembra di assistere all’accanirsi apparentemente immotivato di un qualcosa che tende alla cancellazione di tutto quanto riguarda la vita di un individuo, fino al dissolvimento della sua identità pubblica, e del suo stesso nome.

A tutti può capitare infatti di perdere il lavoro (anche se qui stiamo parlando di un qualcosa di emotivamente coinvolgente, come doveva certamente sentire Burnham il suo appartenere all’astronomia e all’Osservatorio di Flagstaff) e di scivolare lentamente verso una zona grigia della propria esistenza, ma provate a considerare per un attimo (magari dopo aver letto l’articolo di Calanca) come vi sentireste voi se dopo “la cacciata dal paradiso”, e dopo aver prodotto un’opera fondamentale come il “Celestial Handbook”, la vostra temporanea scomparsa dal mondo venisse accolta con il disinteresse più completo, anche da parte di chi continua a incensare il vostro nome.

Perché è proprio questo che capitò a Burnham: il suo esilio volontario, consumato nell’amarezza e alimentato da un carattere introverso, si ammantò ben presto dalla sensazione di essere stato abbandonato da tutti.
E tutto questo perché (ecco il primo tiro sporco del destino) il suo stesso nome e cognome era portato anche da un redattore scientifico di Astronomy, un omonimo che in buona fede (ma anche con molta leggerezza) la maggior parte degli addetti ai lavori identificava con l’autore di quel manuale conosciutissimo in tutto il mondo.
In pratica, Robert Burnham JR “stava bene, si era ripreso e lavorava per una famosa rivista di astronomia”. Questo pensavano tutti, mentre Robert scivolava invece sempre più in basso…
Fino alla morte, fino al giorno in cui, apparentemente senza alcun legame familiare, e senza un soldo in tasca, fu sepolto come un “bum” qualsiasi a spese dello stato.
Con il beffardo equivoco (secondo tiro sporco) dell’errore di un impiegato, che nel certificato di morte scrisse Burham al posto di Burnham. Così che, spossessato in vita della sua identità pubblica, Robert si ritrovò da morto ad aver inciso sulla lapide un nome che non era il suo.
E non era ancora finita, perché anche nella piccola consolazione dell’asteroide che il suo collega Bruce Thomas volle dedicargli, anche qui un qualche dio maligno ci mise lo zampino.
Come spiegare, altrimenti, la stramba decisione di Bruce di chiamare l’asteroide con il fuorviante nome tedesco della famiglia di Robert (Bernheim), adducendo la pallida motivazione dell’esistenza di un asteroide dal nome troppo simile al suo: (834) Burnhamia?
Insomma, dimenticato, distorto e rinnegato più volte in terra, il nome di Robert Burnham Jr non venne correttamente riportato nemmeno in cielo.
Segnali che fanno davvero pensare, ma che a saperli cogliere in un giro di comprensione molto più ampio sembrano alla fine creati a forza, non per maledire, ma per rendere più grande e vicina a noi la figura di un personaggio che visse come in una sceneggiatura. Già scritta e pronta, come suggerito da qualcuno di questa redazione, per essere portata direttamente sul grande schermo.
Resta anche la speranza per quel romanzo che Robert stava scrivendo.
Chissà se qualcosa si è salvato, se quei fogli esistono ancora.

Giovanni Anselmi

Spero che dopo questa introduzione siate invogliati, seguendo il link, alla lettura dell’articolo di Rodolfo Calanca pubblicato sul sopra citato numero di Coelum.

Come penso moltissimi lettori di Coelum sono grato a Rodolfo Calanca e Giovanni Anselmi per aver dato spazio a questa incredibile storia.

Fonti

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3 thoughts on “Perso tra le stelle

    • Ciao Beppe,

      la passione per le stelle è di lunga data, anche se ammetto che passare notti insonni a guardare il cielo è molto molto difficile da abbinare alle levatacce per le “imprese” alpinistiche. E alla fine, complice il crescente inquinamento luminoso pubblico (e dire che bisognerebbe risparmiare…) ho molto allentato le osservazioni.

      Il cielo notturno di una calma notte in quota tuttavia è uno spettacolo anche a occhio nudo, e sovente quando ne vale la pena mi ricavo qualche istante per ammirarlo in uscita da un rifugio, la mattina presto.

      La Panstarrs sta facendo il suo lavoro… ha raggiunto una magnitudine intorno allo 0, ma la troviamo a circa 10-15° di altezza sul crepuscolo serale, una disperazione per chi abita sotto le montagne.

      Tra qualche mese sentiremo sempre più parlare della ISON, la Grande cometa di Natale. Dovrebbe essere circumpolare, viaggia su una rotta ortogonale all’eclittica, fatto insolito che ne può privilegiare l’osservazione in piena notte (come per la Hale-Bopp). A fine novembre, verso il perielio, potrebbe toccare magnitudini incredibili (fino a -10 o -15). Un fenomeno che si può ammirare una volta ogni qualche secolo. Speriamo che non si spezzi prima.

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