Figli dei depliant!

Guccini a CastelloEra inevitabile che una rivista mensile che parla di “vita e avventura in montagna” prima o poi incontrasse Francesco Guccini. Quell’intervista, datata 1987, contiene constatazioni ancora più che mai brillanti sulla vita e sull’avventura in montagna.

Sono due volti quelli della montagna dei giorni nostri. La vita: quella di Guccini è la montagna dei montanari, «quei montanari che non hanno nessun bisogno di salire una vetta se non per il gusto di vedere cosa c’è dietro; quei montanari che vivono la natura come una presenza ostile e non come il mito dell’ecologia».

 Poi c’è l’avventura, di chi cerca nella montagna una fuga dal mondo urbano. Ed è qui che scatta l’errore, l’approccio con la montagna con gli stessi meccanismi del mondo da cui si fugge. Una cultura del superficiale e dell’effimero, di una vita che corre veloce in una perpetua frenesia e ansia di risultati quantificabili. «Un tempo c’era maggior serenità, perché non si avevano problemi di scelta, la vita era così e basta». Ecco allora che l’avventura in montagna diventa la grande impresa al di là delle proprie possibilità, l’esperienza esaltante da raccontare agli amici e parenti, i viaggi esotici ed estremi, per avere di più, perchè così insegna la televisione e chi si ferma è perduto. Guccini non lo poteva ancora sapere, ma oggi anche i Social Network innescano questi meccanismi, dove ognuno deve avere la sua parte di celebrità, di immagine vuota eppure appariscente. E tutto questo degrada via via il senso di ogni esperienza e comunicazione. Ma di questo parla meglio quell’amico di Guccini, Vecchioni, nel suo ultimo album…

Restiamo invece alla chiave della vera vita e avventura in montagna. Perchè secondo Guccini è possibile vivere la montagna senza per forza tornare ad un mondo primordiale. «Accettare la vita com’è e vivere in maggior sintonia con i cicli della natura sono i valori della cultura montanara che oggi dovremmo in qualche modo recuperare». L’avventura è anche a due passi da casa, se vissuta nel mondo giusto. Che poi è quello che già diceva G.P. Motti. L’avventura non è sempre andare più veloce, ma a volte sapersi fermare, per respirare il senso di essere arrivati in determinati posti e momenti.

Il discorso prosegue toccando altri temi, come le radici appartenenti al mondo della montagna, ed il pensiero corre alla pietra antica delle case, voci di altra età, simboli di cui non ricordi più il significato.

Consiglio la lettura dell’intervista di Enrico Camanni, recuperata dal numero 31 di Alp e trascritta una decina di anni fa, o forse una quindicina, su uno dei miei semidefunti siti:

Radici – L’Appennino di Francesco Guccini – di Enrico Camanni e Nanni Villani – Vivalda Editori

Ogni diritto su questa intervista è di possesso esclusivo dell’autore della stessa e dell’editore citati, non si intende violare alcun copyright

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One thought on “Figli dei depliant!

  1. Belle riflessioni per un Natale che potrebbe davvero segnare delle svolte intelligenti… è da capire quanta convinzione e quanta costrizione ci sono nelle scelte di maggiore sobrietà che tutti proclamano di voler fare e perseguire. Boh…

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