Cima dell’Uja

Uja

Al cospetto della Cima dell’Uja.

Tra le montagne spartiacque con la Valle Orco che uniscono il Monte Soglio alla Vaccarezza troviamo anche la meno nota Cima dell’Uja. Durante l’inverno la si riconosce in quanto i suoi ripidi pendii scaricano enormi valanghe di fondo, riconoscibili distintamente anche dalla pianura.

La Cima dell’Uja, alta 2142m, è pertanto una meta scialpinistica difficile da trovare in condizioni, non solo per le valanghe, ma anche per gli ormai sempre più rari momenti che coprono di neve queste montagne affacciate alla pianura canavesana. Se poi aggiungiamo che questa montagna è difesa da una cortina di piccoli ontani e astuti noccioleti selvaggi capiamo perfettamente perchè qui oggi non ci sia nessuno. Come quasi sempre, del resto. Tant’è, salire sopra le montagne di Corio richiede di essere coriacei e ricordando il sentiero estivo non è troppo disagevole superare la fascia boscosa e calzare gli sci.

L’ambiente solitario e solare ha un fascino inconsueto. Imponenti e ripidi valloni si separano da un’esile cresta al cui margine sinistro saliamo. Un diroccamento su un pulpito appare come un altare sull’immensa pianura. E intanto la salita si fa sempre più ripida, da accoltellarsi senza esitare. Oggi fa caldo, è sereno, non c’è vento, la neve è trasformata e nella notte ha gelato. Sono le condizioni ottimali per il famoso firn primaverile, che infatti appare come un uniforme tappetino di carta vetrata. Bianca, certo.

Saliamo l’ultimo tratto sul dosso, pelli e coltelli tengono, ma c’è da fare attenzione. Sulla vetta ci precedono solo tracce di volpi, o lupi. E sian lupi anche noi, che veniamo qua per vedere fino a che punto possiamo divertirci. È molto bello, il sole scalda e invoglia pigrizia, sdraio, relax. Lo sdraio… l’ho dimenticato a casa!

La discesa è la migliore della storia. I distacchi visibili inquietano. Jcr ricorda che non bisogna scendere a ovest, dove ci sono i prati: attirano, ma tradiscono. Meglio sul ripido in pieno sud, dove c’è la pietraia. Che brivido buttarsi giù di lì! E così, una curva dietro l’altra un pendio fantastico ci riporta in basso.

Il noccioleto finale non è fantastico, invece, e non ha avuto pietà. Li difende bene questi pendii, che oltretutto sono in condizioni qualche giorno all’anno e mica tutti gli anni. Si aggiunge così il sapore di aver fatto qualcosa di raro e prezioso, bello da ricordare nel caldo sole di un radioso giorno di febbraio.

Uja di Corio Marco, dubbioso circa la neve

Ma sarà buona la neve? “In realtà ho sempre creduto in questa gita” – by Jcr

Punti di accumulo

In alto cominciano a vedersi i distacchi che caratterizzano queste montagne.

Fortezza

Una fortezza nella neve. In discesa conviene lasciarsela sulla destra.

Verso nuove vette

Nuovi pendii di salire e scoprire nella neve di febbraio.

istanti

Parte mediana.

dossi

L’ambiente è molto suggestivo

distacchi

Ovunque le valanghe sono evidenti.

Tracce

L’inviolabile vetta

Uja di Corio, vetta

La vetta, la vetta! – by Jcr

ferita

Le valanghe sanguinano su ogni lato, qui Valle Orco.

Panorama

Una bella visione verso la Vaccarezze e Val Grande.

Vetta!

Ed eccoci qui.

Uja di Corio, pendio di velluto

La discesa, la discesa! – by Jcr

Uja di Corio,Neoripidista si prepara inquieto

Saltiamo giù – by Jcr

Situazione difficile

L’ultima foto prima dello smarrimento nella foresta inesplorata.

Una sequenza di curve sotto la vetta – by Jcr:     Uja di Corio, prime curve Uja di Corio, chiude la curva Uja di Corio, carica la successiva Uja di Corio, pronto a saltare Uja di Corio,Marco si gode il suo ripido

Ringrazio Jcr per avermi convinto a sciare questa montagna così incredibile. Oggi ho rotto un po’ i chakra in salita, ma in discesa sì che andava! E poi, con la picca ripidista…

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