Vierge de l’Aroletta – sperone est

Sperone E (Cristiano-Fornelli)

arrampicata

La risalita dello spigolo sotto il naso, il tratto più bello! – foto archivio Giorgio M.

La Vierge de l’Aroletta, in Valpelline, presso il Rifugio Crete Seche, offre con le sue ampie pareti di gneiss un sapore simile a quello di alcune strutture del Bianco. La Vierge è nota per l’attraversata in cresta, una gran classica, mentre lungo la placconata centrale si disegnano numerose vie “moderne”. Sul lato SE, sotto il “naso”, un pronunciato becco sul vuoto, si profila invece lo sperone E. Nella parte bassa si perde in un’ampia e arrotondata parete, mentre in alto diventa uno spigolo ripido, elegante ed esposto.

I primi salitori furono Carena, Cristiano, Fornelli, Balmamion e Rattazzini nel 1966. Individuarono una salita intelligente: nella parte bassa lungo un interminabile diedro, per poi attraversare sullo spigolo vero e proprio con un’arrampicata esposta e davvero eccezionale. Il tratto chiave, documentato A1, si supera tuttavia in libera senza andare oltre il V- (V+ secondo alcune fonti). Ma la vera difficoltà qui è sempre capire dove sta la via, cercare il passaggio giusto sfruttando le innumerevoli fessure.

Abbiamo seguito l’ottima relazione di Quarello (montagnavissuta), che non posso che consigliare. Per lo schizzo, utile già per individuare l’attacco, utilizzare la foto presente nel libro PDF sul sito del rifugio.

Prima del gran diedro il rischio di perdersi è notevole, per di più tra pericolose zolle d’erba! La via è stata in parte attrezzata a fix. Ma nel tratto più spigoloso ed interessante della salita troviamo solo i chiodi originali: probabilmente gli artefici del restyle si sono lasciati persuadere da un facile canale… e si sono persi il tratto più bello! Quello oltre il traverso dal canale allo spigolo principale posto sotto il naso, con la lunghezza più esposta, purtroppo un po’ lichenata pur senza compromettere l’aderenza. Consiglio, finito il gran diedro, di attraversare quanto prima il canale per evitare noie dispersive. Non è comunque un problema proteggere a friend, mentre è bene porre attenzione ai giri di corda che potrebbero creare attriti.

La via resta interessante fino all’ultimo tratto, dove, dopo una placca corrugata, si prende lo spigolo di sinistra del diedro che limita il naso, lungo una sorprendente fessura-camino verticale. Poi, finalmente, le placche pettinate dell’ampia vetta.

In cima perdiamo ancora qualche ora a cercare le doppie sul versante opposto, per poi rimediare sulle calate della via Oriana. Le ultime incertezze della salita si stemperano man mano in una stanchezza soddisfatta, ed il piacere continua nel ricordo delle ore passate ad inventare la salita. In discesa l’indomito GFB si diverte ancora a giocare con le corde.

Vierge

La Vierge di sera e il profilo dello spigolo E

Rifugio

Il Rifugio

Spigolo

Lo spigolo SE e il caratteristico naso

Diedro

L’enorme e lungo diedro che caratterizza la prima parte della salita.

Panorama

Lungo il diedro

spigolo

Lungo lo spigolo secondario ed il traverso sotto il naso

arrampicata

La risalita dello spigolo sotto il naso, il tratto più bello!

salita

lungo la parte alta dell’itinerario

spigolo

in sosta sullo spigolo

chiave

il tratto chiave della salita

eccoci!

uscita sulle facili placche terminali

Salito con GFB e Giorgio, che dopo decenni di attese e sfortunati tentativi potrà finalmente confermare all’amico Natale Fornelli che la via da lui aperta nel lontano 1966 meritava davvero!

Ottimo il trattamento al Crete Seche. Grazie in particolare alla disponibile gestrice che ci ha anche lasciato tutte le informazioni sulla via. Peccato che mi hanno rubato anche qui il sacco lenzuolo. Consiglio ormai di non lasciare più nulla nei contenitori di materiale, in nessun rifugio.

D’accordo che, se il cammino fosse sempre così ben segnato da non permettere incertezze o sviamenti, se si accelerasse un po’ la marcia, se invece di camminare si potesse correre, se invece di correre si potesse volare, qualche volta questi inconvenienti sarebbero schivati; ma chi ha mai potuto ammettere che tutta l’Abilità di un alpinista consista nel camminare in fretta e che i «records» possano anche in montagna essere elevati a sistema?

Bisognerebbe disconoscere tutta l’essenza dell’alpinismo, ignorare le svariate contingenze in cui una comitiva può trovarsi e le condizioni diversissime in cui si presenta da un’ora all’altra la stessa montagna, e finalmente bisognerebbe, pronunciando la più terribile condanna del nostro glorioso sport, ammettere che si vada sulle Alpi soltanto per dire poi d’esserci stati, e salire di corsa e venir giù a rotta di collo senza Nulla Vedere, senza Nulla Osservare, senza Nulla Imparare. – Ettore Canzio “In Valpelline” (1898)

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