Capanna Carrel

Vista

Ecco vista dal basso la nostra meta…

Le improvvisazioni volano sempre con leggerezza, non vengono pensate, nè valutate. Si prende e si va, così abbiamo fatto anche questa volta quando il flippangher non sapendo dove fare la passeggiata domenicale mi propone un giro sotto il Cervino, alla Capanna Carrel. Così: visto che da quelle parti non ci siamo mai stati.

Per fortuna, prima di partire, leggendo la relazione, capisco che devo prendere casco, corda e un minimo di materiale assicurativo. Ci perdiamo già prima di arrivare all’Oriondè, tra i numerosi half pipe della zona. Alcune marmotte giocano nel sole mattutino. Dopo una tranquilla colazione al Rifugio, saliamo verso la Capanna. Incontriamo alcuni alpinisti, stupiti del fatto che la nostra meta non sia il Cervino – è in effetti una destinazione che non ho mai considerato e che considero tutt’ora al di sopra delle mie mediocri possibilità.

La pietra è la solita menata del mantello oceanico ofiolitico: modello pietra verde del Monviso, tutta rotta. Un marsun. Ma chi afferma che il Monviso è marcio lo fa perchè non è mai stato sul Cervino. Il Cervino è la quintessenza del marsun. Un cumulo di detriti impressionanti, spaventosi e orribili. Il traverso verso il Colle del Leone rende bene l’idea.

La parte finale è su di una compatta parete. Una facile placca appoggiata, poi saliamo a tiri qualche paretina per finire a sbattere il naso su un verticalissimo muro, a tratti strapiombante e umido. Si tratta della cheminée. Da salire facendosi il canapone e che ho lasciato a Ziano in quanto non avrei avuto la forza di affrontarlo se non nel ruolo di zavorra umana.

A pochi metri dal bivacco, a cose che sembrano ormai fatte, finiamo davvero nella cacca. Nel senso che colano… preferirei non approfondire questo punto.

Poco oltre la capanna, così per fare ancora due passi, finisco appeso come un fagotto sotto un tetto strapiombante attraverso quella che credo sia la corda della sveglia. Comincia anche a nevicare. Il vento è forte e fastidioso.

Ci ripariamo un attimo nella capanna. Un buco umido e buio, disordinato. Non invidio chi passa qui la notte. Intanto la neve da graupel diventa grandine e decidiamo di scendere. Questa roccia se bagnata è ancora più scivolosa. Ma con un po’ di attenzione non ci sono problemi. All’inizio scendiamo con le doppie. Sotto il Colle del Leone occorre però ancora fare attenzione, individuando i percorsi migliori tra paretine e cenge.

Una montagna un poco deludente. Più che allenarsi in montagna, condizione necessaria per passare su di qui è buttare giù un canapone dal tetto di casa propria e risalirlo sin quando non lo si fa con sufficiente sicurezza. In generale occorre anche amare la roccia malferma e detritica.

Finita la parte tecnica ci subiamo i tranquilli brontolii del temporale fino a Cervinia.

Laghetto

Oh che bel laghetto! – Presso il Rifugio Oriondè

Carrel

La famosa Croce Carrel

Vista Rosa

Vista sul Rosa

Leone

Traverso al Colle del Leone

Leone

In vista del Colle e, sopra, la capanna Carrel

Placche

Facili placche precedono i tratti più impegnativi

Expo

Passi sotto la pioggia

Capanna Carrel

Eccoci arrivati al Carrel

Doppia

Doppia lungo l’impegnativo canapone del cheminée

Ciao!

Alla prossima ravanata…

Grazie a Ziano per questa giornata spensierata.

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11 thoughts on “Capanna Carrel

  1. Per quanto riguarda lo scolo del cesso a ruota libera alla Capanna Carrel, già evidenziato e lamentato da altri alpinisti in alcuni forum: si consiglia lettera raccomandata con ricevuta di ritorno all’Agenzia Regionale Per l’Ambiente e all’ufficio di Igiene di Aosta, per conoscenza alla procura della Repubblica di Aosta ( il fatto costituisce reato) e naturalmente,per conoscenza, al proprietario della Capanna Carrel, la Società della Guide del Cervino.Le cose miglioreranno rapidamente.

    • Ah Ah Ah, pensare che le guide del Matterhorn diano retta a una protesta è puramente illusorio, lo sanno tutti anche Anonimo e lo apprezzo per l’ironia, mi chiedo: la merda in quota fa come il vino? Migliora?

      • a questo punto non starebbe alle guide dar retta o no ad una protesta; e poi di protesta non si tratterebbe, bensì di un esposto alle Istituzioni preposte. La questione, a quel punto, non sarebbe più di competenza delle guide; a seguito di una denuncia diventerebbe competenza delle autorità.

  2. ….ma Anonimo quando defeca in montagna si porta il sacchettino e la raccoglie come si fa con i cani in città? ….o forse chi va alla Carrel-secondo codesto…- dovrebbe riportarla a valle?
    😆😁😁😁😨

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