Madagascar

Suggestioni e rivelazioni in un’isola sospesa tra due continenti

In Madagascar

Tramonto sul fiume Tsiribhina.

Terra di pirati, di deserti e di geologie irrequiete, di culture arcane e biodiversità uniche al mondo. Ma non si può riassumere in una frase il Madagascar.

È un’isoletta grande qualche volta l’Italia, tra l’Africa (alla quale appartiene di fatto come continente) e l’Asia. In Madagascar il turismo è ancora poco sviluppato, muoversi è difficile anche a causa dell’instabilità politica che abbandona il paese ad un degrado senza soluzioni. Questo racconto vi accompagna in un viaggio di alcuni giorni tra le sorprese dei luoghi e della natura del Madagascar.

7-8-2015

Una visita alla città dei colonialisti – il Madagascar ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia solo negli anni ’60 -, perchè Airmadagascar posticipa di un giorno il volo da Parigi. Per chi non è mai stato in questa città è l’occasione di immergersi nella magia di fascini letterari, architettonici e storici. Se tutte le strade portano a Roma, tutte le avventure, i sogni e le immaginazioni passano da Parigi.

9-8-2015

Dopo un giorno di volo siamo nella capitale Antananarivo (Tanà). Al White Palace Hotel le zanzare sembrano arrivare a stormi, assetate di sangue.

Al mattino inizia il viaggio verso Miandrivazo. Scorgiamo il nuovo giorno che nasce sulla capitale. L’impatto sul visitatore è profondo. Il degrado è notevole, le condizioni igieniche inesistenti. Tanto inquinamento. Un flusso impetuoso di persone, prevalentemente a piedi e numerose Renault 4. In periferia, tra rifiuti e acque sporche chiunque abbia un fazzoletto di terra cerca di coltivarlo, in prevalenza a riso. E chiunque abbia qualcosa cerca di venderlo, i mercatini sono ovunque.

Un’economia spiccia, di sussistenza, che si apprezza ancor meglio sulla Route National 34. Dalla brulla terra rossa sembrano uscire direttamente i mattoni, e da questi, sul posto, esili case. La povertà è impressionante. I rigorosi terrazzamenti per la coltura del riso possono vagamente far immaginare gli antichi terrazzamenti che si usavano sulle Alpi secoli fa. Ancora interminabili mercatini sulla strada.

L’altopiano è suggestivo (la stessa capitale si trova ad oltre 1200m di quota). In origine una foresta rigogliosa ricopriva tutta l’isola. Nel corso degli ultimi secoli ogni albero è stato tagliato per far posto alle coltivazioni. Povertà, incremento demografico e mancanza di pianificazioni hanno reso quasi inevitabile questa pratica.  Piogge alternate a periodi aridi hanno cominciato ad ossidare la terra, rendendola rossa e dura fino a formare rivestimenti rocciosi. Nella disperazione è stato introdotto anche il riso e con le irrigazioni la malaria. Le mandrie di zebù rappresentano oggi gli unici allevamenti che sopravvivono in questa terra inospitale. Panni lavati in acque marroni e stesi sul fango ad asciugare, polvere e sole bruciante sono immagini ricorrenti.

La strada corre lungo le montagne e gli spazi si aprono, diventano più rilassanti. Curiose erosioni e frane corrodono il suolo. Colline e praterie secche ispirano impossibili camminate.

Lungo il viaggio incontriamo anche alcune processioni legate al rito famadihana. I cadaveri sono disseppelliti, in modo da comunicare con i propri cari. Una sorta di funerale ripetuto, dai toni allegri e festosi, che finiscono inevitabilmente in canti e grosse sbornie. Soprattutto grosse sbornie.

Arriviamo a Miandrivazo a notte ormai fonda, dopo aver assistito ad una incredibile tempesta di cavallette – cose da film di Hollywood, per dire. E dopo aver vissuto il primo, meraviglioso tramonto tropicale.

10-8-2015

Dopo brevi visite ai mercatini, inizia la lunga discesa su chiatta del fiume Tsiribhina. Acque fangose e ampie anse accompagnano la lenta corrente. Ovunque, lungo le sponde, si trovano capanne di frasche e piccoli villaggi. È possibile avvistare numerosi uccelli, tra cui il martin pescatore dal colore blu intenso. Alcuni coccodrilli presidiano le rive.

Per il resto un po’ di noia ed un costretto sedentarismo, meno patito da chi ama prendere il sole come al mare. Un sole che non manca mai, per fortuna.

Alla sera siamo in tenda lungo un piccolo affluente, che nasconde a breve distanza una cascata paradisiaca. Al mattino successivo la doccia è assicurata! Vediamo anche i primi lemuri marroni, primati di una bellezza straordinaria che non esitano a saltarti addosso pur di prendere un po’ di acqua o frutta.

11-8-2015

Un’intera giornata sulla chiatta. La noia viene interrotta da una visita ad un povero villaggio, dove i bambini ti vengono incontro sorridenti, sperando che il vazaha (lo straniero strambo) porti qualche regalo. Ti chiedono come ti chiami e sono contentissimi solo se gli fai una foto o gli regali una bottiglia di plastica vuota, ma nessuno tenta di prenderti qualcosa o fa capricci. Tutti sorridono, il sorriso sembra l’orgoglio di questo popolo.

Per inciso, anche passando per strada in tanti salutano e sorridono, non traspare indifferenza, o quell’insopportazione reciproca tangibile nelle città del ricco Occidente. Sembra addirittura che non ci siano atteggiamenti di maniera, ma che ogni gesto sia autentico. Al massimo ti guardano, ridono e scuotono la testa alla vista di questi viaggiatori così strani. Su tutto sembra prevalere una rispettosa riservatezza priva di contrasti.

Non mancano, ovviamente, sguardi persi nel vuoto, tristi, testimoni di una desolazione disperata.

Tornando alla giornata, mi innamoro ancora dei tramonti offerti dal sole tropicale. Un tramonto netto (la luna qui è sempre “a barchetta”), con un digradare repentino di luci e colori da far trasalire. La luce nitida che si tinge di cangianti tonalità sul caldo fiume è un ricordo indelebile.

Serata di falò con un balletto tipico sui ritmi ossessivi della musica africana, offerto dal personale di bordo. Dopo un po’ sono invitati a partecipare anche i vazaha!

12-8-2015

Giorno infernale – noooo..!! – causa infezione batterica, con febbre.

Si ammirano lungo le scogliere varietà di uccelli, il tuffo blu del martin pescatore ed il sonno di grandi pipistrelli.

13-8-2015

Dopo la notte a Belo sur Tsiribhina (non sono arrivati i fuoristrada prenotati), arriviamo a Bekopaka. Pomeriggio passato tra i piccoli Tsingy – finalmente un po’ di relax e movimento, dopo giorni troppo sedentari. Gli Tsingy sono strutture calcaree erose dalle piogge acide fino a formare aghi dalla forma bizzarra. Uniche al mondo, sono dichiarate dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità”. Alghe, licheni e particolari intrusioni conferiscono alla roccia un insolito colore grigio-azzurrino. Tsingy significa in punta di piedi: nemmeno gli indigeni riescono a camminarci scalzi!

Lungo la discesa in canoa del fiume Manambolo ci fermiamo a visitare le prime grotte. Solo da lontano, si osservano i teschi dei primi abitanti africani della regione, tribù soppiantata dall’egemonia dei colonizzatori di origine indo-malese. Visitare il cimitero è una profanazione il cui sacrilegio viene pagato con il sacrificio di zebù. Tuttavia le guide chiedono al turista se desidera effettuare lo stesso la visita, purché si sobbarchi il costo dello zebù da sacrificare…

Nella foresta vediamo alcuni sifaka (un primate bianco che vive sugli alberi saltando con sorprendente eleganza). Non beve in quanto estrae l’acqua dal cibo, a differenza del lemure marrone che scende a bere. Si incontrano poi numerose specie animali, tra cui il martin pescatore malgascio, le manguste dalla coda ad anelli, il pavone, il lepilemure mustelino.

14-8-2015

Giorno dedicato ai sentieri attrezzati sui Grandi Tsingy. Si prevede un’escursione di oltre 6-7 ore di un certo impegno. In realtà si tratta di una mezza giornata in cui il tempo viene impiegato non tanto a camminare, quanto a stupirsi dei paesaggi incontrati o ad ammirare gli animali. Anche il sentiero attrezzato non è una vera e propria ferrata, ma qualcosa di abbastanza agevole nel percorso. A tratti scivoloso è invece l’attraversamento di numerose grotte alla base degli Tsingy. L’esplorazione di queste cavità è affascinante. Le guide locali concedono un’ampia libertà di movimento che permette di sbizzarrirsi con le fotografie.

In serata nuova escursione notturna in cerca del microcebo (un piccolissimo lemure notturno) e dei camaleonti.

Termina un’altra giornata distensiva e molto affascinante, ahimè l’ultima di questo tipo, a causa di infelici imprevisti che comprometteranno gran parte del resto del viaggio.

15-8-2015

Una breve visita alla Reserve Forestiere de Kirindy. Si vedono i primi baobab giganti, un gufo, sifaka e nuovi lemuri marroni. Un disguido con le batterie non mi permette alcune belle foto; da insultarsi, soprattutto con il senno di poi.

È senza dubbio la giornata del baobab. Perchè partiamo verso il viale dei baobab. Vediamo i celeberrimi baobab innamorati: due tronchi avvitati a spirale. E poi un bel tramonto sul vero e proprio viale dei baobab.

16-8-2015

Morondova, il mare. A parte l’impatto visivo iniziale, il mare lo trovo noioso e un po’ triste. Per fortuna alcuni compagni partono per delle attività: si va su una penisola tramite giretto in piroga. Troviamo i pescatori da cui compriamo pesci che ci verranno cucinati sul posto. Fantastico!

Morondava offre ristoranti e mercatini. I pousse pousse corrono sulle strade piene di gente. Ovunque una gran folla e persone indaffarate.

In serata la novità: il volo verso Tulear è annullato. Tutti i voli della settimana lo saranno. La compagnia di bandiera rischia il fallimento. Non esiste il tempo materiale di spostarsi verso l’Isalo con altri mezzi. Esiste solo la possibilità di andare a passare tre o quattro giorni a Belo sur Mer. Una località di mare, raggiungibile solo con un lungo viaggio in fuoristrada su piste sconnesse e di difficile percorrenza. La settimana di interesse sulla natura del Madagascar naufraga in una settimana al mare!

17-8-2015

Il nostro super coordinatore, dopo aver passato una notte horror per cercare un fuoristrada, trova i mezzi necessari per arrivare a Belo. Il viaggio è affascinante, sembra non finire mai in una pista ora tra acque coperte di ninfee, ora tra foreste intricate e guadi improvvisati, ora tra deserti di sabbia. Fantastico!

Dopo ore di viaggio siamo a Belo, un paese che sbuca improvviso in riva al mare, tra dune di sabbia e palme. La sistemazione è eccellente e si continua a mangiare un pesce straordinario.

18-8-2015

Per passare il tempo andiamo al Parc National de Kirindy-Mitea. Sembra essere l’unica attività non propriamente marittima del luogo. Si raggiunge con un’ora e mezza di piroga a motore. Saltare le onde con la piroga si rivela a tratti un po’ inquietante, considerando che se salto fuori dalla piroga annego, non sapendo nuotare.

L’escursione è breve, piacevole soprattutto la visione dei laghi dal belvedere delle dune di sabbia. Un baobab enorme. Fenicotteri e anatre selvatiche, ragni velenosi, il geko. La leggenda del lago pescoso.

19-8-2015

Un altro giorno intero al mare – che faccio?! Un’escursione in spiaggia, verso il cantiere del villaggio, dove le navi vengono costruite con la tecnica di secoli fa. Una passeggiata verso le mangrovie. Invidio le compagne che si bruciano al sole per l’intera giornata traendone piacere.

E poi una passeggiata verso il mare aperto. Laura mi convince con pazienza a galleggiare. Cose dell’altro mondo, che mai avrei creduto di saper fare… di questo passo ci manca solo che inizi anche a bere… I compagni di viaggio sono fantastici, c’è sempre qualcuno per fare due passi, giocare a palla sulla spiaggia, fare foto…

E poi c’è sempre il tramonto, l’indimenticabile tramonto ed il cielo australe stellato a seguire. Una via lattea molto più bella della nostra e l’ineffabile fascino di un cielo a noi serbato. E che confusione vedere al mattino spuntare la costellazione di Orione capovolta!

20/21-8-2015

Visita alle saline: il mare è lontano, ma l’acqua viene canalizzata opportunamente. Poi i soliti baobab. Si torna a Morondova. Il giorno seguente si viaggia senza sosta fino ad Antananarivo. Per fortuna al White Palace Hotel troviamo camere pulite ed un comfort inaspettato, che dopo una giornata di lungo e polveroso viaggio sono apprezzati da tutti.

22-8-2015

La partenza verso Parigi viene di consueto annullata. Alcuni gruppi sono in attesa da giorni per tornare in Europa. A noi va bene: Airmad affitta dei voli dalla compagnia keniana. Uno scalo tecnico a Nairobi ed al mattino siamo a Parigi senza ritardo rispetto al programma.

Le immagini del Madagascar

A Parigi!

Transito a Parigi. Un viale… chiuso!

In Madagascar

Il rito funebre famadihana.

In Madagascar

La tempesta di cavallette!

In Madagascar

Il primo tramonto non si scorda mai!

In Madagascar

Villaggio

In Madagascar

villaggio

In Madagascar

sabbia del fiume

In Madagascar

Sul fiume

In Madagascar

Coccodrillo sulle rive del Tsiribhina

In Madagascar

I lemuri sono primati. Hanno mani e piedi come noi, con il pollice opponibile e mangiano a tavola.

In Madagascar

Lemure marrone

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Il lemure sull’albero.

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La cascata

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I colori della sera

In Madagascar

Danza

In Madagascar

In canoa sul fiume Manambolo.

In Madagascar

La grotta

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Sifaka

In Madagascar

Dall’alto

In Madagascar

Piccoli Tsingy

In Madagascar

Sifaka!

In Madagascar

Dentro (ma proprio dentro) i Grandi Tsingy

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L’esploratrice

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Fior di succulenta

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Sospesi

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Equilibrio zen

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Lemure

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Lepilemure

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Nel cuore degli Tsingy

In Madagascar

Strettoie

In Madagascar

Mangusta dalla coda ad anelli

In Madagascar

Alla base degli Tsingy

In Madagascar

Relax

In Madagascar

Passaggi

In Madagascar

Arte degli Tsingy

In Madagascar

Si sale e si scende

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Coua gigante

In Madagascar

Microcebo, lemure notturno.

In Madagascar

Camaleonte

In Madagascar

Camaleonte

In Madagascar

Camaleonte

In Madagascar

Un bel camaleonte!

In Madagascar

Baobab innamorati

In Madagascar

Tramonto sul viale dei baobab

In Madagascar

In confidenza.

In Madagascar

Morondava

In Madagascar

villaggio

In Madagascar

Pascatori di Morondava

In Madagascar

Relax

In Madagascar

Tramonto sul mare.

In Madagascar

Cantiere delle navi a Belo sur Mer.

In Madagascar

Belo sur Mer.

In Madagascar

Tramonto

In Madagascar

Un bel tramonto.

In Madagascar

Parc National de Kirindy

In Madagascar

e i suoi laghi

In Madagascar

Relax

In Madagascar

Tramonto sulle palme

In Madagascar

La farfalla dispettosa.

In Madagascar

Rive e mangrovie

In Madagascar

Salina

In Madagascar

baobab!

In Madagascar

Alla prossima!


Terra di mare, terra di altipiani, pur nell’alta densità demografica trovano spazio una natura selvaggia e animali unici al mondo. Il Madagascar offre tanto. Sorprende con quel che rivela, delude se non riesci a raggiungere delle mete il cui viaggiare interminabile è già di per sè un traguardo. Al termine del viaggio prevale forse la delusione, quel che è mancato, quel che hai perso restando a guardare il mare. Per questo motivo mi sento in ogni caso di sconsigliare fortemente questo itinerario, confezionato da illusioni irraggiungibili a causa di una carente organizzazione – se proprio dovete… evitate tutti i voli interni!

Ma col passare del tempo apprezzi sempre di più tutto quel che di incredibile hai visto e vissuto. Non solo della natura e degli animali. Ma molto altro. Un tramonto, sguardi, sorrisi. Una ricchezza interiore difficile da descrivere e comprendere. Una miriade di sensazioni che ti riattraversano la pelle con un brivido intenso ed emozionante.

Straordinari ringraziamenti ai compagni di viaggio, che senza un gruppo così bello non sarebbe stato uguale. Riccardo (supercoordinatore che forse tutto si può fare, forse), Davide, Laura (e i tuoi corsi full immersion!), Flò (l’interprete, grandiosa la visita guidata a Parigi e non dimenticheremo mai la Nutella!), Luisa, Easy (non c’è problema), Sabrina.

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