Amatore d’abissi

Sul Monte Bianco degli anni ’30 una cordata a tre attraversa le principali classiche della regione. Ed ogni volta il teatro delle montagne si apre a riflessioni, orazioni, divagazioni sul gioco vario dell’alpinismo.

Il libro, scritto nel 1938 è senz’altro datato in alcuni momenti più retorici e conditi di una certa epica di moda in quegli anni (ma non solo quelli!) che, se da un lato esalta le proprietà letterarie dell’autore, dall’altro rende certi passaggi un poco noiosi. In alcuni casi si dipanano momenti di autentica poesia.

Ma, a parte questo, il libro meraviglia ancora oggi per la sua originalità e freschezza. Ed è soprattutto nei momenti ironici che il romanzo si rivela; nel descrivere in modo un po’ iperbolico certi comportamenti tipici degli alpinisti, o in aneddoti di straordinaria ilarità. Tra tutti citiamo l’episodio delle corde, o quello dell’esilarante M. Dutilleux.

Un romanzo che possiamo definire estremamente moderno ed originale, quando parlando di alpinismo non troviamo l’attenzione alle difficoltà o alle gesta, ma all’ambiente, a come cambia la montagna, all’ecosistema. Indimenticabile la sensibilità riservata ai gracchi. Quante volte li abbiamo incontrati in giro per i monti: qui diventano per un attimo protagonisti e ci parlano. Interessante anche la riflessione sulle strade che giungono ovunque e cambiano il modo di percepire la montagna.

Degna di nota anche una “lirica” dedicata ai grandi del passato, una vera Spoon River degli alpinisti con il ricordo di Maquignaz e Castagneri.

Insomma un libro di circa 75 anni fa che ancora sorprende, diverte e descrive il mondo dell’alpinismo come mai è stato fatto.

Samivel L’amateur d’abîmes

1940, Edition Sock – Parigi

Domani, bisognerà barattare la neve con l’asfalto, , i deserti alati delle nevi con il fango delle strade, il puro cristallo del silenzio contro la confusione incoerente delle città, la solitudine con la promiscuità disonorante, riempirsi le tasche con monete false, far ritorno alle scrivanie, alle caste, alle prigioni, indossare la pesante armatura delle preoccupazioni sociali, delle abitudini, delle opinioni, ridiventare questo o quello… No! Non ancora! Qualche ora ancora per giocare.

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