Visto per il Perù

In Perù

Tramonto a 5000m

E così, dopo anni decido che i momenti sono maturi per esportare i consolidati insuccessi alpinistici ottenuti sulle Alpi anche sulle Ande! All’inizio penso alla Patagonia, terra immaginifica di facili sogni, ma successivi approfondimenti mi innamorano delle Ande tropicali: la Cordillera Blanca del Perù. È semplicemente splendida.

L’occasione perfetta arriva quest’anno, trovando tra varie proposte il programma ideale che ho in mente: visita di un paese, della sua cultura e visita naturalistica, con qualche salita alpinistica alle glaciali altezze andine. Impossibile rinunciare ad una simile occasione!

Anche umanamente si tratta di un esperimento interessante: un gruppo eterogeneo di sette persone condivide non solo un viaggio, ma anche un’esperienza alpinistica, che si sa essere sempre un po’ delicata, perchè non è scontato trovarsi bene con ogni compagno di corda.

Ognuno di noi sa che in programma c’è la salita di un facile 6000, che richiede comunque una elementare padronanza della tecnica di salita su ghiacciaio, una buona acclimatazione e sopportazione della fatica d’alta quota in modo da poter procedere con cordate autonome, benchè il gruppo sia accompagnato sempre dalla supervisione di una guida.

Pur ritenendo improbabile un completo successo di questo tipo di salite – capita sempre che uno stia male e obblighi tutti a tornare indietro – la mia principale preoccupazione è quella di essere io a stare male. A star male ci si rovina il viaggio e in più si rischia di compromettere una meta agli altri. E il sottoscritto non ha mai fatto trekking, non è mai stato sopra i 4600m e in alcune circostanze ha anche avuto problemi con l’ossigeno (mal di montagna). Un presupposto con molti dubbi, ma penso che farò di quanto possibile per prevenire ogni problema.


La prima settimana del viaggio prevede l’acclimatazione e la visita archeologica del paese. Siamo a Cuzco, cuore dell’impero Inca, tra i 3300 ed i 3800m di quota. La visita alle quattro ruinas permette subito di ammirare la perfezione architettonica delle mura precolombiane. Resti di interpretazione incerta e suggestiva, a causa della cultura non scritta la storia di questa civiltà presenta molte lacune. Ma è anche una storia triste, quella di un genocidio perpetrato in nome di una religione. Con lo scopo di derubare le ricchezze del nuovo mondo e conquistare nuove terre. I quechua oggi sono cattolici, anche loro, ma odiano la prepotenza di una Chiesa che qui porta la memoria di un volto agghiacciante.

Cuzco oggi è una città pulita, moderna, turistica. Il Perù ha colto l’offerta di sviluppo che porta il turismo e lo sfrutta a fondo come un’opportunità di crescita. Ovunque ci sono lavori in corso: edifici, strade,  infrastrutture di ogni tipo che contrastano con la povertà persistente.

In Perù

Nei dintorni di Cusco, dame acchiappaturisti per foto con l’alpaca.

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In visita alle quattro ruinas

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Gli incredibili muri quechua del periodo degli Inca. L’inclinazione di 15° sulla verticale garantisce la tenuta antisismica.

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mercatini colorati

Siamo poi a visitare la Valle del Sagrado, in particolare Pisac ed i grandi terrazzamenti che richiamano a fantasiose forme di animali.

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Pisac e la testa del condor

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Ampi terrazzamenti

Ad Ollantaytambo visitiamo gli incredibili templi Inca, tra cui il tempio del Sol. Quasi impossibile fare foto decenti a causa dell’affollamento.

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Ollantaytambo

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La corona del re

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Il tempio del sol

Non manca un tempio dell’acqua, che viene illuminato dai raggi di sole del solstizio. La religione degli Inca mette al centro del mondo la natura, oggetto di adorazione, al contrario delle nostre religioni in cui la natura è vista come una risorsa. Si può quindi dire che si tratta di una religione ecologica, ed ogni azione dell’uomo avviene nel pieno rispetto dell’ambiente.

In Perù

Il tempio dell’acqua

Dopo alcune passeggiate tra Cusco ed il suo mercato, siamo ad una missione spagnola costruita su ruderi Inca. Qui troviamo l’emblema del cattolicesimo di conquista, è proibito scattare foto. Il cristo in croce è ornato di ogni ricchezza ed amuleti d’oro risplendono ai suoi fianchi, mentre la statua equestre del matamoro calpesta l’indio impotente. Inquietante.

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Mercato di Cusco

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Le strade di Cusco

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Ancora muri Inca, le costruzioni antisismiche del 1500.

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I torelli portafortuna, qualcuno si è sposato?

Ed eccoci alle saline de Maras, nella valle del Sagrado, poco sopra alla montagna a forma di rospo. Sì, le montagne qui hanno forme davvero strane. Una sorgente termale alimenta una salina ad oltre 3000m di altezza, scoperta e sfruttata già in periodo Inca. La visione è grandiosa e sorprendente. Come prevedibile bar e locali nei dintorni vendono souvenir di sale e mate de coca a volontà.

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Le salineras de Maras

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Le saline a oltre 3000m

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formazioni di sale

Merita una visita a Moray, tra anfiteatri e terrazzamenti di ispirazione incerta e suggestiva. O forse sono solo disegnini che rappresentano simboli sessuali – la fantasia Inca è potente!

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Moray

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tropical

Viene la volta del treno per Agua Calientes, tappa forzata per Macchu Picchu. Qui si paga anche solo per… respirare. Si paga per salire sul Cerro Macchu Picchu, per salire su Huayna Picchu, prenotando con mesi di anticipo. Anche l’Inca Trail è prenotabile a pagamento solo sei mesi prima. I siti sono visitabili ad intervalli stabiliti dal biglietto, l’affollamento è enorme. Un plauso alla decisione caldeggiata da Dario per non aspettare per ore la coda al bus e salire a piedi sull’altopiano. In questo modo arriviamo prima dell’alba e troviamo il sito archeologico ancora abbastanza poco affollato. Le nebbie della notte si diradano piano, andando a rinforzare quel fascino misterioso che aleggia nell’atmosfera.

Facciamo poi due passi sul Cerro Macchu Picchu, a 3000m di altezza, e scendendo facciamo ancora un salto alla Porta del Sol, naturale termine dell’Inca Trail, che svela il sito archeologico nel modo migliore.

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Machu Picchu

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Machu Picchu all’alba

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Nei resti archeologici

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dettagli

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L’altare decimato da un ex presidente vanaglorioso del Perù, per far posto ad un eliporto(!). Ora è oggetto di restauro…

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architetture

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Vista dal Cerro Macchu Picchu

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Discesa dalla Montana

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Vista dalla porta del sol


Terminata la settimana acclimatativa-culturale siamo a Cashapampa, sopra Huaraz, raggiungibile in comode 10 ore da Lima. La capitale è una città grigia, inquinata, pervasa da un traffico automobilistico terribile, poco interessante.

Huaraz non è un granchè, ma è la Chamonix delle Ande, alle porte delle grandi montagne!

Da Cashapampa parte il classico trekking di Santa Cruz. Il primo giorno non è un granchè e ci porta al Llamacorral, a circa 3700m di quota.

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Cashapampa

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Llamacorral

Il secondo giorno, tra le dirupate pareti della valle che già sembrano altissime, spuntano nuove montagne ancora più alte e ora ghiacciate. Sono le Ande, quelle da fumetto, con i pinnacoli di neve e le canne d’organo, quelle sempre immaginate. Sono qui. E nel fondovalle riempiono i colori splendide lagune (laghi) di origine glaciale.

Queste Ande sono come le Alpi, ma tutto è più grande. Sono grandi e maestosi i seracchi che si abbarbicano ad ogni sporgenza dalle vette, sono grandi gli sviluppi eterni delle valli, imponenti le prominenze. Grandioso il senso di isolamento e abbandono agli elementi della natura.

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patterned ground

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Laguna Jatuncocha

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Ancora la laguna

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Alpamayo

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Verso Taullipampa

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fioriture andine

A Taullipampa poniamo il bivacco più alto di questo segmento di trekking, a circa 4250m. Di giorno fa caldo, di notte freddo e la tenda bucherellata non aiuta il comfort. Ma la grandiosità dei luoghi ripaga qualche disagio momentaneo.

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Taullipampa e la vetta del Taulliraju

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Tramonto sul Quitarraju

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Nuovo giorno

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Taulliraju

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“Punta Union”!

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Fiori ad oltre 4700m

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Discesa nella quebrada Huarimpampa

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Verso la quebrada Paria

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Pastello con pianta di quenal

Superato il celeberrimo passo Punta Union siamo alla quebrada Paria per l’ultimo campo, dopo aver percorso una lunghissima valle. Il giorno successivo in alcune ore arriviamo a Vaqueria, dove termina il trekking ed un autobus ci trasferisce subito a Cebollapamba, luogo di partenza per il Rifugio Perù.

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Verso Cebollapampa dal passo Portachuelo de Llaganuco (4767m)

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Rifugio Perù al Pisco

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Pisco


Inizia la terza parte del viaggio, quella dedicata ad un paio di vette andine. Il Nevado Pisco, alto 5752m circa è la prima di queste. Il Rifugio Perù è gestito dai volontari italiani dell’Operazione Mato Grosso (OMG). Anche la nostra guida, un simpatico ragazzo che parla italiano, è stato formato grazie alle iniziative dell’OMG. Non ha problemi ad accompagnarci tutti quanti in vetta, l’itinerario d’altra parte è tecnicamente semplice, l’unica insidia sono i crepacci, per lo più ben visibili.

Prima di arrivare al ghiacciaio una ripida morena interrompe il sentiero: si tratta del punto più pericoloso. Agevolato da una corda fissa si supera facilmente, ma le pietre incastrate nel terreno friabile potrebbero cedere in ogni istante e cascare su qualche testa.

Intorno ai 5300m accuso problemi di ossigeno, fiatone, ma è sufficiente non cedere e fare passi brevi. Più in alto va meglio, anche se il meteo riserva nebbie e vento, anche in vetta.

Già, sorprendentemente arrivo in vetta, ci arriviamo tutti! Sono incredulo, se ci fosse un bel sole sarei ancora più sconcertato dalla bellezza del posto, che qui apprezzo più nelle incredibili conformazioni glaciali che non nel panorama. Il vento sagoma la neve ghiacciata, creando canne d’organo sulle pareti e piccoli penitentes o ondulazioni sui pendii.

In discesa c’è ancora tempo per qualche foto, la compagnia è sempre gradevole e simpatica, penso di essere finito in un gruppo davvero eccezionale.

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salendo al Pisco

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seracchi

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spalla terminale

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Sulla spalla terminale

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In vetta!

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Discesa delicata, ma facile

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Verso la morena

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ghiaccio articolato

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fronte glaciale

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La terribile morena

Si torna al Perù davvero stanchi, ma il riposo aiuta ed il giorno dopo torniamo a valle seguendo il sentiero che dal Paso tres condores porta alla bellissima laguna 69. Un percorso relativamente recente e davvero consigliabile.

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Traverso dal Passo Tres Condores

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Laguna 69

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Fiori d’alta quota

Durante il rientro automobilistico a Huaraz per il giorno di riposo, la guida ci trattiene ancora spiegandoci tutto sui paesi attraversati, la loro storia, il grande terremoto e infiniti aneddoti su Antonio Raimondi, il grande storico del Perù. Apprezzo questa professionalità, che va al di là della ristretta sfera tecnica della montagna.

E siamo alla meta finale. La parte più blasonata del viaggio, la salita al 6000. La scelta iniziale del Nevado Copa risulta impraticabile, causa stagione troppo secca e caduta pietre. La nostra guida consiglia il Tocllaraju, che tuttavia è tecnicamente più impegnativo.

Tocllaraju significa “trappola di ghiaccio”, ma da intendersi non come prigione o pericolo – ci spiega la guida – bensì nell’accezione di fascino, bellezza, attrazione.

Si va quindi a Pashpa, e da qui in 14Km al Rifugio Ishinca dell’OMG tramite un comodo e rilassante sentiero. Ora il cielo è sereno, ma il vento molto intenso. L’aria fredda crea un fastidioso contrasto con i momenti di quiete arroventati dal sole tropicale.

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Huascaran e percorso del Trekking Don Bosco. Siamo a Pashpa, località di partenza per il Rifugio Ishinca.

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Sentiero per il Rifugio Ischinca

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Torri da arrampicare…

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Rifugio Ischinca

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Rifugio Ishinca – interno

Il mattino dopo, sotto il solito vento, saliamo al campo morena, a 5030m, dove passeremo la notte in tenda. O meglio, qualche ora, perchè a mezzanotte ci si sveglia.

La vetta viene data a circa 6h, ma ho notato che i tempi vanno aumentati in quota, perchè chi li pensa non considera l’acclimatazione, ovvero la riduzione del fiato, che per chi non sta qui da mesi si avverte anche in assenza del più grave mal di montagna.

Bellissimo tramonto e cena con – tra il resto –  popcorn.

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Campo morena al Tocllaraju

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Tocllaraju

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Tocllaraju al tramonto

Nella notte attraversiamo il ghiacciaio buio in posti che solo la guida conosce, fino ad arrivare sotto la spalla finale. Inconveniente: l’accesso alla spalla è degradato dalla stagione avanzata ed obbliga a tratti di 45-50°, con alcuni muretti ghiacciati. La guida avanza a tiri, ci si recupera con un mezzo barcaiolo. Questo tratto è anche molto freddo e patisco alcune inevitabili pause, oltre alla solita crisi dei 5300m.

Con buona fatica arriviamo sopra la spalla, i primi raggi di sole si avvicinano ed il pendio è meno esposto al vento. Siamo ad un centinaio di metri dalla cima, ma le mutate condizioni ambientati ci rincuorano. Sappiamo che è fatta. Sono sorpreso e eccitato, tra poco sarò sul mio primo 6000, ma soprattutto su una vetta bellissima e finalmente con il sole! La fatica è tanta, ma ne vale la pena.

E invece no. Uno di noi sta male, non ce la fa più, bisogna tornare indietro.

Sono preparato a questo, era nelle probabilità, e poi quante volte mi è successo sulle Alpi! Semplicemente dispiace, in un sentimento privo di rabbia, rancori o ripensamenti. La montagna è così, si sa.

La beffa è che torniamo prima dell’alba sul pendio ancora scuro e ventilato, dove per calarci sul tratto difficile ci tocca un’inevitabile attesa. Gelida e ventilata. Mai patito tanto freddo, ma me la cavo poi con un veloce e potente raffreddore.

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Vista Nevado Copa dalla spalla del Tocllaraju

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Tra i seracchi sommitali del Tocllaraju

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discesa rapida

La discesa fila liscia. L’esperienza, in definitiva, è stata ottima. Il gruppo fantastico, unito, collaborativo e comprensivo, si è sempre adoperato per la buona riuscita del viaggio. Sono veramente grato ai compagni di viaggio per la loro simpatia, mai venuta meno anche quando ero silenzioso come sovente mi accade.


Il finale? Si va a fare la pachamanca a casa della guida, Lucio.

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Gallina con piumino

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Preparazione della Pachamanca

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fase di inserimento viveri

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cottura della Pachamanca

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sazietà

In Perù

colibrì

Il viaggio finisce qui. Non vi racconto delle 12h di rientro nel traffico di Lima, delle 14 ore di aereo e aereoporti, del fuso orario e dell’arrivo in tilt in Italia.

È stata un’esperienza nuova e grandiosa. Prendete una persona che non ha mai fatto trekking e che boccheggia a 4400m, portatela a 5800m e su cammini di giorni in tenda… Beh, si può fare. Quello che bisognerebbe dimenticare è la fretta che si usa sulle Alpi. Le scalate mordi e fuggi, senza acclimatazione, senza pianificazione, senza quasi staccarsi dalla frenesia di ogni giorno; si sale una montagna senza viverla. Sì, bisogna pensarci su, allenarsi un po’, dedicarsi, ma alla fine a volte il problema è solo riuscire a partire. E lasciarsi tutto indietro, tra gli spazi immensi di montagne selvagge e immacolate.

E grazie a Cristina, Roberta e Luciano, Marco, Dario, Paolo (e la guida Lucio!) per queste tre settimane di indimenticabili Ande!

Per ulteriori approfondimenti su questo viaggio consiglio di consultare il numero 3 dello Speciale Meridiani Montagne, dedicato  alle Cordigliere Blanca, Huayhuash e Real.

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