Le doppie fatali

E così ho appreso di ritorno da una bellissima salita in montagna che era mancato Roberto Bonelli, uno degli ultimi grandi protagonisti del Nuovo Mattino.

Su una via plaisir, per giunta, che pure io avrei potuto probabilmente considerare facile. Ancora una volta pare sia stata la discesa in doppia a essere fatale. E dire che solo ieri, in discesa dal Prevat, Giorgio – un altro protagonista degli anni di scoperta sul ghiaccio assieme a Gian Carlo Grassi – mi avvertiva di fare attenzione ai semplici raccordi tra una doppia e l’altra.

Le doppie sono da sempre le operazioni più semplici e pericolose. Lo stesso Gervasutti è perito durante le manovre di una doppia. E quando succede questo sembra impossibile credere che anche persone di qualità alpinistiche straordinarie possano incappare in queste fatalità. Ma può davvero essere semplice o sicura una montagna?

Roberto Bonelli ha vissuto in un periodo di grande fermento sociale, di lotte, cambiamenti e speranze. Forse la fantasia non può strizzare l’occhio al potere, ma bisogna riconoscere che tanti progressi e il benessere li dobbiamo anche a questo periodo.

Pure nel mondo dell’alpinismo, più che mai retorico e reazionario, un gruppo di ragazzi dimostrava negli anni 70 come anche in questo ambiente una rivoluzione si potesse fare.

Incontrai Bonelli una sera, un po’ per caso; era vestito di scuro, come sempre. Non ebbi il coraggio di domandargli delle sue salite, dei suoi tempi. Magari mi avrebbe potuto rispondere qualcosa del tipo «eravamo proprio coglioni», come ebbe a dire sulla celebre Fessura della Disperazione. Sarebbe bello poter credere che oggi sia di nuovo insieme a Motti, Galante, Grassi… ad inseguire sogni e fantasie.

O Issione, Issione, la tua sorte è segnata. Adesso sai cos’è mutato sopra i monti, e anche tu sei mutato. E credi di essere qualcosa più di un uomo.

 Ma devo correggerea posteriori, perchè pare si sia trattato di un semplice malore, perdita di equilibrio su terreno esposto. Nessun ragionamento vale, quindi. Che il destino un giorno sembra una signora vestita di nero, che ti guardava con occhi cattivi, mentre invece ci aspetta chissà dove ognuno nella propria Samarcanda.

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